Il ruolo del biofilm nelle infezioni batteriche, fungine e parassitarie. Cause e possibili rimedi.

Biofilm

Se avete uno o più di questi sintomi, le avete provate tutte, la dieta non produce i miglioramenti sperati, così come le terapie antibiotiche, il problema potrebbe essere nella presenza di un’infezione, batterica, fungina o parassitaria. Diagnosticata o meno, ma non eradicata completamente, nonostante corsi antibiotici ripetuti, a causa  della presenza di biofilm.

  • Sistema immunitario indebolito
  • Prutito anale, soprattutto di notte
  • Difficoltà a prendere sonno e svegliarsi al mattino
  • Infezioni micotiche ungueali
  • Gonfiore e gas addominale
  • Allergie
  • Sensibilità a cibi ed agenti chimici
  • Rash cutanei e prurito nell’area genitale
  • Infezioni vescicali ricorrenti
  • Desiderio di consumare cibi dolci
  • Endometriosi
  • Problemi della pelle come psoriasi, dermatite, eczema
  • Mente annebbiata
  • Irregolarità mestruali
  • Ansia o depressione
  • Dolori muscolari e articolari
  • Costipazione o diarrea
  • Sclerosi Multipla
  • Artrite
  • Osteoporosi
  • Fatica cronica
  • Leaky Gut Syndrome
  • Calcoli renali
  • Morbo di Crohn
  • Insonnia ed altri disturbi del sonno
  • Problemi digestivi di vario tipo

Cos’è un biofilm?

I biofilm (o biopellicole) sono matrici extracellulari in cui risiedono batteri e funghi, in gran parte patogeni, in grado di proliferare e moltiplicarsi in sicurezza, sulla superificie della parete intestinale e protetti dagli attacchi del sistema immunitario.

I biofilm sono un po’ ovunque (placca dentale, sangue, suolo, condotti acquiferi, parete e lume intestinale, superficie corporea, stazioni spaziali, impianti di silicone e strumenti chirurgici) e la loro matrice è formata da:

  • acqua >97%
  • cellule batteriche: 2-5%
  • polisaccaridi: 1-2%
  • proteine (prodotte da lisi cellulare): <1-2%
  • DNA e RNA <1-2%
  • ioni

Un buon esempio è la la placca che copre i denti, in cui la matrice extracellulare permette ai batteri di condividere nutrienti ed anche il DNA, proteggendoli dalle difese immunitarie e dagli antimicrobici che assumiamo.

Nascondendosi all’interno dei biofilm, i batteri diventano più resistenti agli antibiotici (il biofilm rende i microbi 1000 volte più resistenti agli antibiotici). Questo perché oltre a godere di una protezione fisica, permette ai batteri di scambiarsi i geni resistenti agli antibiotici. I biofilm sono il motivo per cui molte infezioni possono essere così difficili da eradicare.

I biofilm permettono anche ai microorganismi di sopravvivere più a lungo anche in assenza di carboidrati. Uno studio ha dimostrato che i microorganismi possono sopravvivere fino a 43 giorni all’interno del biofilm anche senza cibo (digiuno completo). I biofilm sono presenti nel 90-95% dei soggetti con malattie infiammatorie croniche intestinali e nel 65% dei soggetti con sindrome del colon irritabile.

Formazione del biofilm

Secondo il Dr. Ettinger:

Il National Institutes of Health (NTH) stima che il 60% di tutte le infezioni umane e l’80% delle infezioni refrattarie (che non rispondono a trattamento medico) sono attribuibili alle colonie di biofilm. Ho visto questo, più comunemente, in casi di cui mi sono occupato, dove i patogeni erano: Chlamydia pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa, Helicobacter pylori, Borrelia burgdorferi e Candida albicans.

La presenza di biofilm ha implicazioni nelle malattie croniche infiammatorie, carie dentali, otite media cronica,  sinusite, tonsillite cronica, colesteatoma, infezioni muscoloscheletriche, endocardite, polmonite associata a fibrosi cistica, tumore alla cistifellea, infezioni ricorrenti al tratto urinario, acne volgare, vaginosi, blefarite, raspino in gola cronico, lesioni cutanee nel diabetico e disturbi classificati come MINDD (tra cui asma, schizofrenia, ansia, depressione, disturbo da deficit di attenzione, etc.). Nell’intestino, il biofilm mantiene un sistema esteso di infiammazione cronica che porta a leaky gut, infezioni del tratto gastrointestinale, problemi digestivi di vario tipo, allergie, malattie autoimmune (Crohn, fibromialgia, sclerosi multipla), malattie degenerative e probabilmente al tumore.

Batteri patogeni con biofilm

Alcuni dei batteri patogeni che sappiamo risiedere all’interno del biofilm sono: Borrelia burgdorferi (Lyme disease), Campylobacter spp., E. coli O157:H7, Candida albicans, Clostridium difficile, Clostridium perfringens, Helicobacter pylori, Klebsiella pneumoniae, Legionella pneumophila, Listeria monocytogenes, Pseudomonas aeruginosa, Salmonella typhimurium, Staphylococcus aureus, Staphylococcus epidermidis e Vibrio cholerae. Specie di Chlamydophila come Chlamydia pneumoniae non formano biofilm, essendo intracellulari, ma possono accidentalmente finire nel biofilm prima di entrare in una cellula ospite.

Perché gli antibiotici non sono così efficaci in presenza di biofilm?

Oltre l’interesse intellettuale di scienziati ed ingegneri per il biofilm, quel è l’uso pratico di questa conoscenza? Un esempio è lo sviluppo dell’antibiotico. Questi farmaci sono stati sviluppati per uccidere batteri planctonici secondo l’assunto che avrebbero ucciso gli stessi batteri, ovunque si fossero trovati. Ora sappiamo invece che:

  1. i batteri planctonici sono più suscettibili ai prodotti antimicrobici designati ad ucciderli rispetto ai batteri che si trovano all’interno di un biofilm
  2. I batteri nel biofilm esprimono un set differente di geni rispetto alla controparte planctonica ed hanno fenotipi notevolmente differenti.

Mettete queste cose insieme con il fatto che gli antibiotici tradizionali sono stati inventati e testati su cellule batteriche nel loro stato plantconico relativamente non protetto, e capirete perché gli antibiotici non funzionano bene su questi stessi batteri quando cresciuti all’interno di un biofilm.

Modello di resistenza antibiotica del biofilm

Un trattamento iniziale a base di antibiotico uccide le cellule planctoniche e la maggior parte delle cellule del biofilm. Il sistema immunitario elimina anche le cellule planctoniche persistenti, ma non del biofilm, che sono protette dalla matrice esopolisaccaride. Dopo che la concentrazione antibiotica diminuisce, le cellule persistenti del biofilm resuscitano e l’infezione riparte.

Ma c’è una buona notizia. Il biofilm si può “bombardare” fino a romperlo con un protocollo ad hoc per permettere agli antibiotici ed agli agenti antimicrobici di eradicare l’infezione. Vediamo come.

Protocollo per distruggere il biofilm

Il protocollo è stato presentato per la prima volta dalla D.ssa Anjiu Usman nell’Ottobre del 2007 ad una conferenza sull’autismo infantile, di cui riporto la seguente frase, piuttosto emblematica:

La produzione anormale di biofilm da parte di ceppi resistenti di microorganismi, può essere una possibile eziologia del perché molti dei nostri pazienti con test parassitologi negativi si sentono bene quando assumono prodotti antimicrobici ed antibiotici, ma hanno ricadute non appena terminata la terapia.

Quello che riporto di seguito ha alcune integrazioni ed aggiunte al protocollo Usman, frutto delle mie ricerche.

La terapia è suddivisa in 4 fasi e solitamente richiede da un minimo di 3 ad un massimo di 24 mesi (senza antibiotici).

FASE 1- Lisi e distaccamento del Biofilm

La lisi dell’alginato, componente principale della matrice extracellulare del biofilm formato da P. aeruginosa, facilita la diffusione di sostanze antimicrobiche suggerendo che la matrice polisaccaridica del biofilm è responsabile della resistenza passiva dei microrganismi agli agenti antimicrobici.

Utilizzare enzimi proteolitici e fibrinolitici (per la formazione del biofilm, è necessaria la fibrina) o agenti chelanti a stomaco vuoto (30/60 minuti prima del pasto o 2 ore dopo) per perforare il biofilm. Gli enzimi hanno un doppio effetto: decompongono il biofilm ed attaccano la struttura cellulare dell’infezione.

  • Nattochinasi (specialmente utile in presenza di Streptococco. Penetra il tratto gastrointestinale fino ad entrare nel sangue e rompere la fibrina)
  • Serrapeptasi (specialmente utile in presenza di Stafilococco)
  • Lumbrokinase

Gli enzimi digestivi umani generalmente non digeriscono i polisaccaridi dei biofilm, ma gli enzimi batterici che sono in grado, sono disponibili sotto forma di integratori. E gli enzimi potenzialmente utili includono: emicellulasi, pectinasi, cellulasi, glucoamilasi e beta-glucanasi. Enzimi proteolitici non-umani (oltre a nattochinasi & co.) come papaina e bromelina possono essere altrettanto validi in soggetti sensibili. Alcuni prodotti validi:

Non provate ad assumere enzimi digestivi a stomaco vuoto in presenza di gastrite, se avete una parete intestinale piuttosto irritata o soffrite di altri problemi gastrointestinali seri prima di aver parlato con il vostro medico.

Un’alternativa agli enzimi digestivi è quella di prendere 1-2 cucchiai di aceto o succo di limone con un po’ di acqua circa un’ora prima dei pasti. L’acido acetico nell’aceto può solubilizzare il calcio, il ferro e il magnesio nel biofilm, rimuovendo quindi questi minerali ed indebolendo il biofilm. Attenzione con l’aceto però a chi è allergico o intollerante ai lieviti, soprattutto per chi ha problemi di candida.

  • Agente chelante (30/60 minuti prima del pasto, in alternativa agli enzimi):  1/2 cps di Disodium EDTA (per via orale). Poiché il biofilm raccoglie metalli, composti con effetto chelante tenderanno a raccogliersi nel biofilm. Alcuni chelanti, specialmente l’EDTA, sono tossici per i batteri. Per cui un’integrazione di EDTA tende ad avvelenare il biofilm, portando i batteri fuori dal loro rifugio. Attenti però ad utilizzare questi prodotti in caso di leaky gut o permeabilità della barriera sangue-cervello, poiché potreste peggiorare di gran lunga (ed in modo irreversibile) la vostra condizione.
  • Lattoferrina: una molecola del siero del latte, che si lega al ferro ed inibisce la formazione e crescita del biofilm. Maggiormente efficace se assunta a stomaco vuoto ed in presenza di batteri della specie Pseudomonas. Ovviamente da evitare negli intolleranti ed allergici ai latticini. Sulla lattoferrina, la D.ssa Anju Usman, afferma:

Il nostro corpo produce proteine, transferrina e lattoferrina, le quali assorbono il ferro, bloccando la formazione del biofilm. Ma i batteri patogeni secernono chelatori del ferro per accaparrarsi il ferro e quindi competere con transferrina e lattoferrina per ciò di cui hanno bisogno per sopravvivere.

Possibili alternative:

  • L’acido citrico legandosi al calcio può disturbare il biofilm
  • NAC (N-Acetil-Cisteina). Può distruggere o inibire il biofilm. Il NAC può dare reazioni avverse, soprattutto in presenza di biofilm ed infezioni fungine. Quindi forse, è meglio evitare, almeno nella prima fase del trattamento.
  • Monolaurina o Lauridicina (AKA Gliceril laurato o glicerolo monolaurato)
  • Xilitolo: è uno zucchero che rompe il biofilm, ed in molti casi di infezione virale od infezione cronica in generale, succede che il biofilm si formi, rendendo difficile al sistema immunitario di liberarsi di ciò che c’è all’interno. Per cui, lo xilitolo scompone il biofilm, facilitando al sistema immunitario il compito di vedersela con i patogeni. Sappiate però che lo xilitolo è un alimento ad alto contenuto di FODMAP. E può causare stati fermentativi e gas in persone con disturbi intestinali.
  • Zeolite – possibilmente “ruba” magnesio, calcio e ferro dalla matrice del biofilm

Evitare integratori a base di ferro, magnesio e calcio  durante il protocollo per il biofilm, perché questi possono contribuire alla formazione del biofilm oppure aumentare la densità del biofilm, diminuendo quindi l’efficacia generale del trattamento.

Biofilm Candida Albicans

Applicazione topica per sinusiti, otiti ed altre infezioni “esterne”

Uno dei possibili approcci per rompere il biofilm è l’applicazione topica (uso esterno) del prodotto. Ecco 3 possibilità.

  • shampoo per bambini della Johnson, che tramite la presenza di agenti tensioattivi ha un effetto terapeutico sul biofilm, favorendo l’eradicazione del biofilm.
  • gocce allo xilitolo (per la sinusite o otite). Lo xilitolo, nonostante sia uno zucchero, è attivo contro i biofilm, ed è anche uno dei motivi per cui le chewin gum con xilitolo sono diventate così popolari tra i dentisti. In quanto la placca che si forma sui denti è un biofilm, e masticando gomme contenendo xilitolo (al 100% senza edulcoranti aggiunti), questo può aiutare a ridurre la placca.
  • il miele. Sempre ad uso esterno per la rottura del biofilm. In particolare il miele di Manuka che pare avere proprietà battericide contro tutti i ceppi batterici.

FASE 2- Aggredire l’infezione

Valutare l’utilizzo di agenti antimicrobici nautrali (fitoterapici), prodotti omeopatici o antibiotici, da assumere 30/60 minuti dopo la fase 1. Inoltre:

  1. ogni batterio o fungo richiede agenti differenti, e non tutti vanno bene per ogni caso
  2. i migliori benefici possono derivare dalla rotazione di 2-4 agenti al giorno. Questo secondo la teoria che molte delle infezioni possono sviluppare velocemente resistenza ai prodotti.
  3. i sintomi possono peggiorare durante la fase iniziale (prime due settimane)
  • Estratto d’origano
  • Artemisia Asinthum (wormwood extract)
  • Echinacea
  • Neem
  • Estratto d’aglio
  • Olio di Tea tree
  • Uncaria Tomentosa (Unghia di gatto, cat’s claw)
  • Estratto di foglia d’ulivo
  • Acido Laurico
  • Uva Ursina
  • Estratto di mallo di noce nera (black walnut extract)
  • Pau d’arco
  • Estratto di semi di pompelmo
  • Acido Caprilico
  • Violetto di Genziana
  • Baikal skullcap (Scutellaria baicalensis)
  • Berberina (l’Idraste o Goldenseal, da cui può essere estratta la berberina, stimola l’attivazione delle cellule Th1 e può esacerbare certi problemi in soggetti con malattia autoimmune)

Ovviamente, ce ne possono essere molti altri, ma tutto dipende dal tipo di infezione presente. Ed in tutti i modi, bisogna affidarsi alle cure di un professionista preparato sull’argomento.

FASE 3 – Fare Pulizia

Una o due ore dopo la fase 2. Alternativamente, prima di andare a dormire. Assumere un prodotto che supporti la fase di detox ad aiuti ad eliminare le endotossine rilasciate dalla morte dei microbi. I sintomi da detox a carico del fegato possono peggiorare durante le prime due settimane.

  • Fibra, insolubile e solubile (verdura e frutta)
  • Carbone attivo
  • Pectina
  • Cardo Mariano
  • Radice di Tarassaco
  • Psillio
  • Chitosano
  • Clorella
  • Argilla bentonite
  • Butirrato
  • Coriandolo
  • Germanio organico

FASE 4 – Ripopolare e rafforzare l’intestino

Prima di prendere probiotici, sarebbe sempre bene verificare con un test la situazione della flora batterica, perché provocare la sovraccrescita di ceppi buoni già presenti in abbondanza non è una cosa utile.

Elaine Gottschall, inventrice della Specific Carbohydrate Diet, raccomanda di evitare probiotici contenenti i bifidobatteri, per la loro tendenza di sovraccrescere e formare biofilm. Mentre i probiotici simbiotici creano anch’essi biofilm.

Probiotici da assumere lontano dai pasti, prima di andare a letto. In caso di terapia medica, i probiotici possono diminuire l’efficacia della terapia antibiotica (come nel caso del Blastocisti).

Preferire cibi fermentati come Kefir, crauti e kombucha. Mentre tra gli integratori, due probiotici meritano infine menzione speciale per le loro proprietà.

Escherichia Coli Nissle 1917

L’E. Coli Nissle 1917 (da non confondere coi ceppi tossici come l’E. Coli O157:H7) è, oltre ad alcune specie di lattobacilli, uno dei ceppi probiotici maggiormente studiati. L’iniziale successo terapeutico fu notato nella gestione delle malattie infettive gastrointestinali e le infezioni a carico del tratto urinario; l’attenzione si spostò successivamente verso le condizioni croniche infiammatorie.

L’E. Coli Nissle 1917 ha effetti benefici in pazienti con sindrome del colon irritabile con microflora enterica alterata (dopo gastroenterocolite o antibiotici). Valido come terapia di mantenimento nella colite ulcerosa. Protegge la mucosa gastrica contro le erosioni indotte dallo stress a causa di azioni anti-infiammatore e vasodilatatorie. Studi mostrano risultati positivi quando utilizzato in presenza di morbo di Crohn, sindrome del colon irritabile, enterocolite necrotizzante, ma specialmente nella prevenzione di ricadute in pazienti con colite ulcerosa. Studi randomizzati e controllati a doppio cieco che comparavano l’efficacia dell’E. Coli Nissle 19179 a quello della mesalazina (utilizzata nel trattamento della RCU) hanno dimostrato che l’E. Coli Nissle 1917 è tanto efficiente quanto la mesalazine nella prevenzione delle ricadute. Da poco è disponibile anche in Italia.

Altrimenti si può provare a coltivare a casa per preparare lo yogurt, secondo le indicazioni della D.ssa Myhill.

Saccharomyces Boulardii

Il S. Boulardii secerne leucina aminopeptidasi che sembra essere di supporto contro le allergie alle proteine della dieta a seguito di gastroenterite acuta. Aumenta l’assorbimento intestinale di D-glucosio che insieme al sodio può migliorare l’assorbimento di acqua ed elettroliti durante la diarrea. Aumenta la concentrazione nelle feci  di acidi grassi a catena corta che nutrono le cellule mucosali del colon. Modula l’immunità incrementando la secrezione di IgA ed aumentando i recettori Ig delle cellule cripte. Inibisce le citochine infiammatorie e secerne un fattore che blocca l’attività della tossina A di C. difficile. Ha un effetto antagonista contro i filamenti della Candida e la formazione del biofilm. Utile se associato alla terapia antibiotica per la diarrea, sindrome del colon irritabile, infezione da Blastocystis Hominis e Giardia.

Il ceppo migliore di S. Boulardii è il Saccharomyces cerevisiae var. boulardii Hansen CBS 5926. Quello della Codex, acquistabile in farmacia lo contiene, ed è uno dei migliori sul mercato.

Dopo 4 settimane di distanza dalla fine del trattamento, rifare test per verificare l’efficacia della terapia e la totale eradicazione dell’infezione.

Un’ultima cosa. Qualsiasi trattamento vogliate intraprendere, senza porre attenzione alla dieta, non servirà assolutamente a niente. Mettetevelo bene in testa. E non sprecate tempo né denaro in integratori senza questo accorgimento, se avete davvero voglia di guarire.

Bibliografia

  1. Missing Microbes” di Martin J. Blaser
  2. Rethinking Fatigue” di Nora Gedgaudas & Datis Kharrazian
  3. The Paleo Approach” di Sarah Ballantyne
  4. Digestive Health with Real Food” di Aglaée Jacob
  5. http://www.hypertextbookshop.com/biofilmbook/
  6. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC90417/
  7. http://perfecthealthdiet.com/2010/07/bowel-disease-part-iv-restoring-healthful-gut-flora/
  8. http://www.fasebj.org/content/16/1/61.long
  9. http://chriskresser.com/the-highly-effective-but-little-known-treatment-for-chronic-sinusitis
  10. http://www.advancedhealing.com/dr-ettingers-biofilm-protocol-for-lyme-and-gut-pathogens/
  11. http://en.wikipedia.org/wiki/Biofilm
  12. http://www.autismpedia.org/wiki/index.php?title=Protocols/Usman#cite_note-usman-2
  13. http://www.sciunisannio.it/doc/appunti/lm_biol/201011/microb_virol_m_03.pdf
  14. http://chriskresser.com/how-to-prevent-and-treat-recurring-ear-infections-without-antibiotics

Intestino: leaky gut (permeabilità), SIBO, disbiosi, infezioni batteriche, fungine e parassitiche

Blastocysts hominis

Un antico proverbio arabo recita così: “L’uomo si ammala mangiando e guarisce digerendo“.

Le persone che seguono una dieta “sana”, assumono regolarmente integratori di qualità, hanno una stile di vita corretto e che continuano ad avere problemi digestivi, molto spesso hanno ospiti indesiderati (senza saperlo): i parassiti.

Questo è quello che ho imparato dopo aver letto l’articolo di Jordan Reasoner, in qualità di ex-paziente e fondatore (insieme a Steven Wright) del sito SCDlifestyle.

Solitamente, queste persone (me compreso) che nonostante tutti gli sforzi continuano ad avere problemi, si sono sottoposti più volte ad esami di vario genere e test microbiologici delle feci (coprocoltura) senza mai venire a capo del problema. Infatti questo esame nel 90% dei casi (e forse più) non è in grado di rilevare assolutamente niente. Ci si ritrova quindi con un test negativo, e la presunta certezza che non ci siano invasori nel nostro intestino.

Ma la storia è un po’ diversa. E per fortuna esiste un’alternativa. Ovvero esami molto più precisi ed approfonditi in grado di verificare la presenza di batteri patogeni, parassiti, funghi e virus. E indovinate un po’ dove vengono effettuati questi test? All’estero. Ma va..

Patogeni: procarioti ed eucarioti

I patogeni sono di vario genere e possiamo distinguerli in batteri, virus, funghi, protozoi, vermi e parassiti. Batteri e virus sono procarioti, sono molti piccoli e non hanno mitocondri. Si nutrono di glucosio, proteine e qualche amminoacido. Fermentano i carboidrati e sono principalmente confinati nell’intestino. Mentre tutti gli altri sono eucarioti e per proliferare hanno necessità di ossigeno, per cui possono accedere al sangue. Si nutrono di colesterolo HDL e LDL, per cui in persone con livelli molto bassi di colesterolo, una delle cause potrebbe essere un’infezione parassitica.

Sull’argomento, di seguito riporto la traduzione di alcune parti di un interessantissimo podcast tra Chris Kresser (CK) e Paul Jaminet (PJ):

CK: quali sono i sintomi di un’infezione e com’è possibile distinguere tra i diversi tipi di infezione fungina, batterica e parassitica?

PJ: questo è il caso in cui la dieta può aiutarci nella diagnosi. La medicina è ancora in uno stato primitivo e non serve a molto nella diagnosi di queste infezioni, tantomeno nella terapia. Ma molti di questi patogeni rispondono in modo diverso a seconda della dieta. E ad esempio uno dei fattori chiave è come queste infezioni rispondono alla dieta chetogenica. I patogeni che hanno i mitocondri come funghi e protozoi possono metabolizzare i chetoni come fonte di energia. I batteri e i virus non possono, e quindi chi segue una dieta chetogenica affamerà batteri e virus ma nutrirà funghi e protozoi. Per cui seguendo un regime chetogenico per un po’, migliorerà o peggiorerà i sintomi. E questo può dirci quale tipo di patogeni abbiamo, se con o senza mitocondri. Inoltre i funghi tendono a fare tutto più lentamente dei batteri, si moltiplicano più lentamente e ciò rende le infezioni fungine relativamente stabili rispetto alle infezioni batteriche che risultano molto più variabili.

CK: Sono molto interessato a quello che dici, in particolare al fatto di come i funghi possano utilizzare i chetoni e progredire con un regime chetogenico. Una delle caratteristiche della dieta anti-candida è quella di eliminare (temporaneamente) frutta, carboidrati, tuberi, verdure amidacee e cereali. Quello che succede è che si finisce per consumare una dieta molto low-carb, se non (in certi casi) completamente chetogenica, e io vedo molti pazienti che peggiorano sempre più seguendo queste diete , quindi mi chiedo se questo ha a che fare con il meccanismo di cui stai parlando.

PJ: Sì, è molto probabile. Non è un male seguire un regime low-carb rispetto agli standard delle diete convenzionali (Mediterranea). Penso che l’ideale per chi ha la candida sia consumare tra 600 e 800 calorie di carboidrati al giorno. Ma ridurre eccessivamente i carboidrati presenta i rischi di un’invasione sistemica. Inoltre, non fa molto per promuovere la flora batterica sana nell’intestino.

Per cui il problema ha a che fare con l’ecologia dell’intestino, la qualità della flora batterica ed il cibo che questi batteri preferiscono digerire. Solitamente proliferano velocemente in una parte dell’intestino. Per cui alcuni possono preferire il colon e non trovarsi bene nel piccolo intestino, mentre altri possono trovarsi bene nel piccolo intestino oppure nella bocca. L’Helicobacter Pylori si trova bene nella bocca, per cui possiamo avere patogeni diversi in zone differenti, ed ogni specie di patogeni in ogni zona dell’intestino produce sintomi diversi. Perciò quando abbiamo problemi con certi cibi, solitamente è perché c’è qualche infezione o disbiosi. E quasi sempre le cose che ci creano problemi sono quelle che nutrono i patogeni, che possono approfittarne per moltiplicarsi e rilasciare tossine, e quello che provoca i sintomi è solitamente la risposta immunitaria alle attività dei patogeni. Per cui l’eliminazione di un cibo che ci dà problemi ci aiuterà perché affamerà in qualche modo i patogeni. Ma ciò non garantisce che i patogeni verranno eliminati perché questi patogeni sono molto versatili, non metabolizzano una cosa sola, ma molte cose e possono quindi sopravvivere con gli altri cibi. Se poi esageriamo con l’eliminazione dei cibi o con diete solo a base di carne (per esempio), i patogeni possono ugualmente sopravvivere metabolizzando le proteine, ed è possibile che in questa situazione stiamo affamando più i batteri buoni dell’intestino dei patogeni.

Così, facendo due conti, mi sono insospettito circa la presenza di parassiti dopo aver notato che avevo:

  • reflusso e fastidi tra le 2 e le 3 del mattino
  • ingiustificati rash cutanei solo di notte con dieta molto low-carb
  • assenza di sintomi (insonnia, problemi digestivi) durante i periodi di febbre
  • reazione allergica cutanea a aceto, funghi, olive e frutta disidratata
  • forte miglioramento dei sintomi durante lo stato di chetosi iniziale, ma non nel lungo periodo
  • infiammazione alle stelle mangiando carne rossa (ferro)

Da premettere che due anni fa, feci lo Stool test di Metametrix, che sì, evidenziò disbiosi (presenza di Clostridium difficie), ma non rilevò nessuna infezione specifica. Emersero comunque alcuni elementi di ciriticità (alla luce di oggi), ma all’epoca ero ancora nelle mani del gastroenterologo. E quando gli mostrai i risultati del test, iniziò a ridere. Ricordo che era un sabato mattina. Scorreva i risultati del test al telefono e rideva, rideva (tant’è che anch’io iniziai a ridere) circa l’irrilevanza scientifica di quel test. Era il 2012, non il 1912. Eppure..

Così, dopo due anni di tentativi, ho effettuato lo Stool test di Doctor’s Data with parasitology x3. E questi sono i risultati.

Bacteriology Culture

La colonna verde mostra la flora batterica buona. Il numero che precede i ceppi varia da 1 a 4 ed indica la quantità rilevata. Nel mio caso va abbastanza bene ad eccezione dei Lactobacilli che sono assenti o comunqe non rilevati.

La colonna gialla presenta batteri innocui, né benefici né patogeni. Questi stessi batteri possono diventare patogeni se la colonna verde presenta eccessive carenze di flora sana o se la flora classificata come “Commensal” è presente in grandi quantità (nel mio caso al minimo: +1).

Non sono (più) un grande sostenitore di diete molto low-carb in caso di disbiosi e (soprattutto) SIBO.

La capacità di produrre adeguate quantità di glucosio dalle proteine in una dieta low-carb richiede un fegato sano, che la gran parte delle persone affette da disbiosi e leaky gut non ha. Questa è una considerazone importante poiché la mucina che forma parte della barriera mucosale ha bisogno di glucosio per la sua produzione.

I vegetali che mangiamo forniranno pochissimo glucosio. Molti dei componenti di questi vegetali saranno fermentati e convertiti nel colon in acidi grassi a catena corta, e non utilizzati per fornire glucosio all’organismo. C’è bisogno quindi di una fonte sicura di amidi ricchi di glucosio (batate, taro, riso, etc) nella dieta.

Esiste anche il rischio di una carenza di glucosio che può interessare la capacità del fegato di convertire l’ormone tiroideo T4 nella sua forma attiva T3. E questo nel tempo può portare ad ipotirodismo con sintomi come: mani e piedi freddi, costipazione, pelle secca, disturbi del sonno e mente annebbiata.

Infine, e questi sono i casi più difficili, qualcuno può non mostrare sintomi evidenti, o almeno non nell’intestino. Un esempio classico è quello delle persone che visitano il dermatologo per problemi alla pelle (dermatite, psoriasi, eczema). La digestione corretta di grassi, vitamine liposolubili e altri nutrieni è essenziale per una pelle sana. In caso di SIBO però, questo non succede, con il risultato che alla fine della visita vi verrà prescritta una crema per la pelle anziché suggerirvi di andare dal gastroeneterologo.

Yeast Culture

Nella coltura dei miceti, è presente il Geotrichum, considerato normale vista la quantità. Questa specie è comunemente coinvolta nella creazione e perpetuazione della leaky gut.

Digestion / Absorption

Digestione e assorbimento. Qui, tutto bene. Oh yeah! Fibre indigerite poche. Ma in caso di problemi digestivi ed infiammazione, ricordate che:

Molte persone pensano che la fibra sia indigeribile, ma questo non è vero. La fibra è indigeribile per l’uomo, ma non per i batteri. La fibra è cibo per batteri che permette alla flora batterica di moltiplicarsi. I medici spesso raccomandano di consumare fibra ai pazienti con problemi intestinali. Ma purtroppo questo consiglio, si ritorce contro (l’intestino del paziente!).

Infatti c’è un problema, che il Dr. Paul L. McNeil spiega così:

Quando consumiamo cibo ricco di fibra, questo sbatte contro la parete cellulare del tratto gastrointestinale, rompendo il rivestimento esterno.

E ciò non può essere una cosa positiva. Infatti non lo è.

Una fibra solubile (e non insolubile) più delicata derivante da frutta e verdura può essere di maggior aiuto rispetto alla crusca del frumento, ma anch’essa può risultare utile solo in dosi moderate, e in un intestino sano. La fibra nutre sia i batteri patogeni che i batteri probiotici, ed aumenta la popolazione di entrambi. Quando l’intestino è danneggiato e permeabile (leaky), un maggiore numero di batteri equivale a più tossine batteriche infiltrate nell’organismo. Una dieta povera di fibre, con l’obiettivo di ridurre la popolazione batterica nell’intestino, può essere desiderabile per i pazienti con problemi intestinali.

Giardia / Cryptosporidium

Giardia e Cryptosporidium? Go home!!

Intestinal Health Markers

Anche qui, tutto bene!

Short chain fatty acids

Acidi grassi a catena corta (SCFA) molto bene. Sarà merito dell’amido resistente? Butirrato? Si può fare meglio. Troppo poco amido resistente? ;-)

Inflammation

Anche l’infiammazione è al minimo. WoW.

Microscopic Yeast

Niente Candida overgrowth né altro. Ma in caso di sovrascrescita di Candida Albicans, tenete conto del fatto che:

Diete molte low-carb scateneranno le infezioni fungine (candida) attraverso la soppressione dell’immunità antifungina e riducendo la popolazione dei batteri probiotici nell’intestino, i quali competono con i funghi. Una dieta bilanciata composta per il 30% da carboidrati (verdura, amidi come patate e riso e poca frutta, sempre a basso indice glicemico) è la scelta migliore in caso di infezioni fungine. Carboidrati inferiori al 30% affamano la funzione immunitaria, il mantenimento della matrice extracellulare e la produzione di muco, tutte funzioni che ci aiutano a difenderci contro le infezioni fungine. In questi casi, un eccesso di carboidrati oltre il 30% presenta altrettante problematiche.

Lieviti e cibi fermentati

La maggior parte delle persone (ma non tutte) con sovracrescita di funghi (tipo candida albicans) ha problemi di intolleranza o allergie ai lieviti. I sintomi sono vari e includono: naso che cola, prurito anale, sinusite cronica, mal di testa, mente annebbiata, lingua con patina biancastra, necessità di urinare frequentemente, costipazione o diarrea, eruzioni cutanee, ritenzione idrica, voglia di dolce.

E se questo è il vostro caso, la gran parte dei cibi fermentati potrebbe creare dei problemi. La lista dei cibi potenzialmente problematici include: yogurt, kefir, kimchi, crauti, kombucha, funghi, aceto, vino, olive, tè, caffè, frutta disidratata. Per chi vuole comunque integrare con probiotici ed ha problemi di intolleranza coi lieviti, i ceppi probiotici che non ne contengono sono: bacillus coagulans, bacillus subtilis e enterococcus faecalis.

Immunology

I miei livelli di immunoglobuline A secretorie (SIgA) sono troppo bassi.

Quando una persona non riesce a debellare infezioni, funghi o allergie, le sIgA sono generalmente uno di quei fattori che meritano un approfondimento. In quanto danno un quadro chiaro di quanto forte sia l’immunità della mucosa.

Cosa sono le SIgA?

Le sIgA rappresentano tra il 75% e il 90% degli anticorpi prodotti nelle membrane della mucosa dalle cellelue, dette immunociti.

Le sIgA sono le immunoglobuline nella secrezione della mucosa. Le cellule intestinali producono 2-3 grammi di sIgA ogni giorno e questa produzione tende a raggiungere l’apice durante l’infanzia per poi diminuire dopo i 60 anni.

Molte persone pensano che il muco si trovi solo nel naso e nelle cavità sinusali, ma in realtà ce n’è molto di più nell’intestino. Una parete collosa di muco rappresenta la nostra prima linea difensiva contro patogeni nel tratto gastrointestinale come batteri, proteine del cibo, parassiti, funghi, tossine e virus. La permeabilità intestinale è un altro fattore importante, in quanto se siamo in presenza di bassi livelli di sIgA, la riparazione dei tessuti della mucosa può essere compromessa.

Bassi livelli di SIgA

Il livello totale di sIgA indica l’impatto dello stress sul sistema immunitario, visto che questi anticorpi secretori compongono la parete della barriera immunitaria nel tratto digestivo. Le persone con bassi livelli di sIgA hanno grandi difficoltà con allergie, problemi cronici della pelle ed infezioni. E spesso, queste persone non riescono a liberarsi della Candida, almeno fino a quando non vengono ripristinati livelli adeguati di sIgA. Celiaci e persone con disturbi autistici sono noti per avere bassi livelli di sIgA, così come la gran parte dei pazienti con morbo di Crohn e colite ulcerosa. Se i livelli bassi di sIgA persistono, la funzione surrenale inizia a risentirne fino a sfociare in stanchezza surrenale.

Aumentare i livelli di SIgA

Dal punto di vista nutrizionale, ci sono alcuni modi per aumentare i livelli di sIgA, e questi includono l’assunzione di probiotici (Saccharomyces Boulardii), betaglucani, enzimi digestivi, colina, acidi grassi essenziali, glutatione, glicina, glutammina, fosfatidilcolina, vitamina C e zinco. E ovviamente la vitamina delle vitamine: la vitamina D.

Solitamente possono volerci 4-6 mesi per ripristinare i livelli, ad eccezione di alcuni casi molto ostinati, in cui può servire molto più tempo (fino a 2 anni).

E questi casi difficili richiedono interventi mulipli per i sabotaggi in corso che indeboliscono il sistema immunitario. Per esempio, prendersi cura di funghi, parassiti ed infezioni batteriche, supportare le ghiandole surrenali, correggere l’ipotiroidismo, migliorare la detossificazione del fegato (metalli pesanti), debellare virus latenti, eliminare gli allergeni, guarire la permeabilità intestinale (leaky gut), migliorare l’assorbimento di vitamine, minerali e amminoacidi.

E’ inoltre importante ricordare che gli ormoni giocano un ruolo importante nella produzione di sIgA. Livelli alti di cortisolo e bassi di DHEA creano una carenza di sIgA. Ed oltre a sopprimere gli immunociti che producono sIgA, cortisolo alto e DHEA basso causano uno stato di stress costante. In questa condizione, l’organismo si comporta come se fosse continuamente minacciato, aumentando la richiesta di produzione di cortisolo (effetto catabolico). Maggiore è il tempo in cui il corpo è in preda ad uno stress cronico, maggiore sarà il tempo che servirà agli immunociti per guarire e stabilizzare la produzione di sIgA, rallentando o addirittura impedendo la riparazione della mucosa intestinale.

Metametrix Immunity

Mentre qui sopra potete vedere i risultati delle SIgA effettuate con il test Metametrix nel 2012. Al contrario di adesso, i livelli erano alti, segno di un’attività notevole del sistema immunitario, forse nel tentativo di debellare qualche infezione o sopperire a qualche intolleranza. Infatti anche le anti-gliadin SIgA sono molte alte e indicano una sensibilità al glutine. All’epoca del test, non avevo ancora iniziato la paleodieta e consumavo cereali.

Parasitology / Microscopy

Qui, c’è evidentemente un problema. Ovvero la presenza in quantità eccessive (Mod) del Blastocystis hominis, tra l’altro ritrovato in tutti e 3 i campioni.

Il Blastocystis è un parassita enterico protozoo inconsueto presente sia negli uomini che negli animali.

I sintomi attribuiti alla presenza di Balstocystis sono aspecifici, non presenti in tutti i portatori ed includono: nausea, costipazione, dolore addominale, gonfiore, flatulenza, diarrea acuta o cronica, stanchezza e anoressia. Ma tutti coloro i quali hanno problemi di allergie, difficoltà al sistema immunitario, problemi cutanei e disturbi intestinali dovrebbero prendere in considerazione la possibilità che il Blastocystis hominis sia la causa di tutto questo.

E’ stata inoltre rilevata un’associazione, (a seconda dell’intensità dell’infezione parassitica), tra la presenza di blastocystis e sintomi della pelle come orticaria ed eruzioni cutanee. Infine, parassiti come Blastocystis hominis ma anche Dientamoeba fragilis, Shigella e Histolytica sono comunemente identificati in persone con leaky gut syndrome (permeabilità intestinale aumentata).

Ma il Blastocystis hominis è patogeno o no?

Cerchiamo sempre di trovare una risposta per tutti, ma la verità è che non esiste una risposta per tutti, perché ognuno ha un ambiente interno diverso. Quindi per esempio, prendiamo una persona con Blastocystis hominis, che è il parassita più comune negli umani, non ha sintomi ed è completamente sana. Poi prendiamo un’altra persona con Blastocystis homins, ed è completamente malata. Quindi, il Blastocystys è patogeno o no? La risposta è sì e no. Dipende dal portatore. Dipende dall’ambiente interno all’intestino, e dall’immunità innata della persona.

Nello studio “Clinical Microbiology Reviews” il Dr. Kevin Tan mostra come un’infezione di Blastocystis possa risultare in una varietà di risvolti patologici come la degradazione delle IgA secretorie (SIgA), funzione della barriera compromessa, ed induzione delle citochine pro-infiammatorie.

La degradazione della SIgA e la scomposizione della parete intestinale possono promuovere la crescita e l’invasione di patogeni gastrointestinali. Questo potrebbe spiegare l’apparente disbiosi in pazienti con B. Hominis. La degradazione di SIgA contribuisce alla perdita di equilibrio batterico e riduce la competenza di produzione delle cellule T-regolatorie che in cambio possono aumentare il rischio di infiammazione intestinale e sistemica. Quando la parete intestinale è infiammata, batteri e lieviti possono traslocare. In altre parole, possono passare dalla cavità intestinale al circolo sanguigno e provocare infezioni in qualsiasi parte del corpo, compreso il cervello. Questa è spesso la causa misteriosa e non diagnosticata di infezioni in denti, gengive, ossa, prostata, vescica e cavità nasale.

Asse HPA e Patogeni

Come illustrato nell’immagine seguente, i batteri patogeni interessano la salute dell’asse HPA:

Asse HPA e patogeniOltre ai patogeni, dobbiamo ricordare che lo stress (in tutte le sue forme) provoca leaky gut. L’aumento di cortisolo porta al distaccamento delle giunzioni strette dell’intestino. Così come il glutine e i patogeni aprono queste porte, così fa il cortisolo. Il cortisolo causa permeabilità intestinale che impatta direttamente sull’asse HPA attraverso la produzione di citochine. Ma non solo. L’infiammazione agisce anche sul fegato e riduce i livelli di triptofano nel cervello.

Aumenti di cortisolo, che siano causati da endotossiemia o stress psicologico, compromettono sempre la funzione della barriera intestinale, sia nel piccolo intestino che nel colon. Ed una volta che si è in presenza di disbiosi, la risposta allo stress cronico che questa produce, stimolerà continuamente un’aumentata permeabilità intestinale ed un rilascio di cortisolo, in un circolo vizioso difficile da interrompere. La disbiosi infine, associata ad una cattiva digestione produce scarti tossici come alcool, D-lattato e solfuro di idrogeno, che inibiscono la funzione mitocondriale.

La tripla terapia

In presenza di blastocystis hominis, l’utilizzo di Metronizadole (Flagyl) è spesso impiegato, con però scarsi risultati. Altre terapie includono la somministrazione di Cotrimoxazole, Nitazoxanide. Ad oggi, quella che pare essere la terapia più efficace è stata messa a punto dai medici del Center for Digestive diseases di Five Dock in Australia.

La tripla terapia prevede la somministrazione orale combinata per 10 giorni dei seguenti antibiotici:

  1. Secnidazole
  2. Diloxanide Furoate
  3. Septrin Forte o Bactrim DS

Se il trattamento non risulta efficace, può essere ripetuto per via rettale.

Parassiti ed intolleranze alimentari

Quando l’organismo è inibito o colonizzato da batteri indesiderati, eccesso di funghi o parassiti in modo ripetuto, questo riflette uno squilibrio non solo nel tratto digestivo ma anche nel sistema immunitario. Un’immunità indebolita aumenta significativamente il rischio di infezioni da parte di questi organismi patogeni. Ed in questa situazione, ciò che favorisce le intolleranze alimentari, favorisce anche i parassiti.

Infatti, le intolleranze alimentari sono un possibile indicatore della presenza di un’infezione parassitica. Si pensa che i parassiti alterino l’attività immunitaria nell’intestino e provochino infiammazione, condizioni che aumentano il rischio di reattività delle IgG agli antigeni del cibo. L’associazione tra parassiti ed intolleranze è qualcosa di ancora poco chiaro in termini di diagnosi, anche se sempre più evidenti sono i collegamenti tra le due cose. L’infiammazione causata dai parassiti e le tossine che producono possono anche aumentare il rischio di permeabilità intestinale (leaky gut), ed è questo che più direttamente porta allo sviluppo di intolleranze alimentari.

Paul Jaminet su “Lipopolisaccaridi (LPS), pelle ed intestino”

Quando c’è un problema con un’intera classe di cibi, come i grassi, è molto probabile che siamo in presenza di disbiosi o di qualcosa che non funziona, che dev’essere sistemata. L’acne ad esempio, penso sia comunemente causata dalle tossine in circolazione, chiamatele tossine da die-off di patogeni, queste possono essere componenti della parete cellulare da funghi, o lipopolisaccaridi da batteri. Avete quindi queste tossine in circolazione e in termini di sistema immunitario, circa l’80% si trova nell’intestino, mentre il 20% nella pelle. Per cui in presenza di segnali infiammatori e tossine in circolo, le tossine si incontreranno con le cellule che produrranno una risposta immunitaria principalmente nell’intestino e nella pelle, e quindi molto spesso quando abbiamo queste tossine in circolo e abbiamo qualche tipo di disbiosi, avremo anche della manifestazioni cutanee.

Possibili terapie alternative ai parassiti intestinali

Si tratta di rimedi naturali alternativi agli antibiotici.

Funghi e batteri

  • Acido undecilenico
  • Acido caprilico
  • Uva ursina
  • Uncaria Tomentosa (Unghia di gatto, cat’s claw)
  • Pau d’arco

Parassiti

  • Artemisia Asinthum (wormwood extract)
  • Estratto di foglia d’ulivo
  • Estratto d’aglio
  • Estratto di mallo di noce nera (black walnut extract)

H. Pylori e overgrowth batterico

  • Berberina
  • Radice di Yerba Mansa
  • Estratto di Origano

Visto che le piante hanno spesso a che fare con funghi patogeni, molte spezie ed erbe hanno sviluppato capacità antifungine. Per cui se adottate una terapia con integratori botanici, fatelo con cautela, poiché essendo questi prodotti molto concentrati possono essere più potenti di quanto il vostro corpo sia in grado di sopportare e quindi subire gli effetti negativi del die-off, formalmente noti come reazione di Herxeimer.

Vitamina C, ipoglicemia ed intestino

Dove ci sono stati fermentativi intestinali, quasi inevitabilmente c’è ipoglicemia e viceversa. Le due cose sono in stretto collegamento. La ragione di questo sta nel fatto che la fermentazione produce alcool, e l’alcool ha un effetto molto destabilizzante sulla glicemia. In parole semplici, i lieviti fermentano monosaccaridi e disaccaridi (fruttosio, glucosio, saccarosio), mentre i batteri fermentano disaccaridi, polisaccaridi ed amidi.

Per cui, se avete problemi di fermentazione intestinale, la D.ssa Myhill suggerisce la somministrazione di almeno 4 e fino a 10 grammi di vitamina C (acido ascorbico) in un’unica dose, prima di andare a letto. Gran parte della vitamina C assunta non viene digerita ma rimane nell’intestino durante la notte ed aiuta a ridurre il carico microbico, quando l’intestino è svuotato. Troppa vitamina C, può irritare e causare diarrea, quindi aggiustate la dose. Anche se secondo il Dr. Thomas Levy bisogna ricordare, in ogni caso, che:

la diarrea provocata dalla vitamina C è una buona cosa da subire periodicamente poiché ripulisce gli intestini e disintossica sacche di tossicità che si annidano nell’intestino. Perciò, se i sintomi della tolleranza intestinale non provocano disagio, è probabilmente perfino meglio, per mantenere a lungo una buona salute, mantenere le dosi di C ai livelli che inducono questi sintomi.

Se assumete vitamina C, assicuratevi di integrare con altri cofattori (bioflavonoidi). Infatti assumere solamente acido ascorbico può portare all’esaurimento di altri cofattori che alla fine impediscono un uso appropriato dell’acido ascorbico e che possono addirittura causare una carenza di vitamina C.

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Per completare l’articolo, mi lancio in alcune speculazioni circa gli effetti del ferro e della febbre sui miei sintomi di cui ho scritto all’inizio del post. In particolare la febbre, che da quasi 20 anni, ogni volta che arriva  elimina sempre tutti i sintomi (in particolare insonnia e problemi digestivi) ad eccezione di quelli della febbre stessa (che per me sono di gran lunga preferibili ;-) ).  Non pretendo di spacciarli come verità scientifica, ma non avendo mai trovato una risposta a queste domande, oggi ritengo queste risposte le più attendibili. Ma se anche voi volete speculare, fatelo pure nei commenti.

Perché quando ho la febbre tutti i sintomi scompaiono?

Il sistema immunitario funziona come un muscolo che deve essere allenato.  Senza resistenza, non può diventare più forte.

Il sistema immunitario risponde per bloccare le infezioni e rafforzare l’organismo. I microorganismi possono sopravvivere solo in un certo range di temperature. Come la temperatura corporea aumenta, essa riduce il carico microbico nel corpo, attivando i linfociti T. Questi sono linfociti speciali in grado di distruggere le cellule infettate dai virus. Per cui, quando il corpo è sotto attacco, la temperatura deve regolare l’ecosistema interno, aumentando, ed uccidendo i microbi.

Germi e febbre

Perché quando consumo carne rossa i miei sintomi peggiorano?

I patogeni hanno bisogno di ferro per proliferare, e questo vale anche per i patogeni intestinali gram-negativi, che sono spesso causa di SIBO, colon irritabile, morbo di Crohn, colite ulcerosa e tumore del colon.

Durante un’infezione, il sistema immunitario trattiene naturalmente il ferro. Somministrare ferro ad una persona con un’infezione in corso non è mai raccomandabile perché aumenta la crescita di batteri, virus e parassiti.

Le specie di batteri che proliferano dall’aggiunta di ferro includono: Aeromonas sp., Clostridium sp., Corynebacterium sp., enterobacteria (Escherichia coli, Klebsiella sp., Salmonella sp.), Listeria sp., Neisseria sp., Pasteurella sp., Pseudomonas sp., Staphylococcus sp., Vibrio sp., Yersinia sp., Mycobacterium avium e Mycobacterium tuberculosis.

Per cui, in caso di infezione gastrointestinale, meglio evitare una dieta ricca di ferro. Ed ecco forse perché consumare carne rossa per me, provoca effetti “collaterali”. E non perché la carne rossa sia pro-infiammatoria a prescindere. Infatti, secondo le valutazioni della D.ssa Ballantyne, la carne di manzo (non allevata ad erba) ha un rapporto omega3 : omega-6 di 1:10-15. Ma nella classifica delle carni più pro-infiammatorie, la carne bianca di polli e tacchini allevati in batteria (quella del supermercato) è la peggiore (con presenza di omega-6 molto maggiori della carne di manzo). Questo per dire che in certi casi (come il mio), potrebbe essere molto più infiammante la produzione extra di tossine di parassiti derivante da una dieta ricca di ferro (per me, stesso effetto sia con manzo grass-fed che non) che dal consumo frequente di carni bianche. A prescindere dall’integrazione di omega-3.

La mia attuale terapia contro il Blastocystis hominis prevede:

  • Burbur Tincture – Nutramedix
  • Takuna – Nutramedix
  • Intenzyme forte – Biotics Research
  • Saccharomyces Boulardii (promuove l’azione antimicrobica e supporta la produzione di SIgA. Inibisce inoltre l’interleuchina-8, riducendo l’infiammazione)
  • A.D.P. with emulsified oreagno oil – Biotics Research
  • Lactobacillus GG Culturelle – Allergy Research Group
  • X-Factor Gold High Vitamin Butter Oil (in particolare vitamina A per la modulazione dell’attività delle cellule T-regolatorie).

Questa terapia avrà durata di 6-8 settimane. Se non ci saranno miglioramenti, prenderò in considerazione la tripla terapia a base di antibiotici del CDD in Australia. Cioè, #mesfonno.

Bibliografia

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  2. The hidden plague” di Tara Grant
  3. The Wahls Protocol” di Terry Wahls
  4. Why isn’t my brain working?” di Datis Kharrazian
  5. The Paleo Approach” di Sarah Ballantyne
  6. Why do I still have thyroid sumptoms?” di Datis Kharrazian
  7. Primal Body, Primal Mind” di Nora Gedgaudas
  8. Diagnosis and treatment of chronic fatigue syndrome” di Sarah Myhill
  9. Curing the incurable” di Thomas Levy
  10. Gut and Psychology Syndrome” di Natasha Campbell-McBride
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