Colon irritabile e colite recidivi? Il problema è il biofilm

Se avete uno o più di questi sintomi, le avete provate tutte, la dieta non produce i miglioramenti sperati, così come le terapie antibiotiche, il problema potrebbe essere nella presenza di un’infezione, batterica, fungina o parassitaria.

Diagnosticata o meno, ma non eradicata completamente, nonostante corsi antibiotici ripetuti, a causa  della presenza di biofilm.

  • Sistema immunitario indebolito
  • Prurito anale, soprattutto di notte
  • Difficoltà a prendere sonno e svegliarsi al mattino
  • Infezioni micotiche ungueali
  • Gonfiore e gas addominale
  • Allergie
  • Sensibilità a cibi ed agenti chimici
  • Rash cutanei e prurito nell’area genitale
  • Infezioni vescicali ricorrenti
  • Desiderio di consumare cibi dolci
  • Endometriosi
  • Problemi della pelle come psoriasi, dermatite, eczema
  • Mente annebbiata
  • Irregolarità mestruali
  • Ansia o depressione
  • Dolori muscolari e articolari
  • Costipazione o diarrea
  • Sclerosi Multipla
  • Artrite
  • Osteoporosi
  • Fatica cronica
  • Leaky Gut Syndrome
  • Calcoli renali
  • Morbo di Crohn
  • Insonnia ed altri disturbi del sonno
  • Problemi digestivi di vario tipo

Cos’è un biofilm?

I biofilm (o biopellicole) sono matrici extracellulari in cui risiedono batteri e funghi, in gran parte patogeni, in grado di proliferare e moltiplicarsi in sicurezza, sulla superificie della parete intestinale e protetti dagli attacchi del sistema immunitario.

I biofilm sono un po’ ovunque (placca dentale, sangue, suolo, condotti acquiferi, parete e lume intestinale, superficie corporea, stazioni spaziali, impianti di silicone e strumenti chirurgici) e la loro matrice è formata da:

  • acqua >97%
  • cellule batteriche: 2-5%
  • polisaccaridi: 1-2%
  • proteine (prodotte da lisi cellulare): <1-2%
  • DNA e RNA <1-2%
  • ioni

Un buon esempio è la la placca che copre i denti, in cui la matrice extracellulare permette ai batteri di condividere nutrienti ed anche il DNA, proteggendoli dalle difese immunitarie e dagli antimicrobici che assumiamo.

Nascondendosi all’interno dei biofilm, i batteri diventano più resistenti agli antibiotici (il biofilm rende i microbi 1000 volte più resistenti agli antibiotici).

Questo perché oltre a godere di una protezione fisica, permette ai batteri di scambiarsi i geni resistenti agli antibiotici. I biofilm sono il motivo per cui molte infezioni possono essere così difficili da eradicare.

I biofilm permettono anche ai microorganismi di sopravvivere più a lungo anche in assenza di carboidrati. Uno studio ha dimostrato che i microorganismi possono sopravvivere fino a 43 giorni all’interno del biofilm anche senza cibo (digiuno completo).

I biofilm sono presenti nel 90-95% dei soggetti con malattie infiammatorie croniche intestinali e nel 65% dei soggetti con sindrome del colon irritabile.

Formazione del biofilm

Secondo il Dr. Ettinger:

Il National Institutes of Health (NTH) stima che il 60% di tutte le infezioni umane e l’80% delle infezioni refrattarie (che non rispondono a trattamento medico) sono attribuibili alle colonie di biofilm.

Ho visto questo, più comunemente, in casi di cui mi sono occupato, dove i patogeni erano: Chlamydia pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa, Helicobacter pylori, Borrelia burgdorferi e Candida albicans.

La presenza di biofilm ha implicazioni nelle malattie croniche infiammatorie, carie dentali, otite media cronica,  sinusite, tonsillite cronica, colesteatoma, infezioni muscoloscheletriche, endocardite, polmonite associata a fibrosi cistica.

Tumore alla cistifellea, infezioni ricorrenti al tratto urinario, acne volgare, vaginosi, blefarite, raspino in gola cronico, lesioni cutanee nel diabetico e disturbi classificati come MINDD (tra cui asma, schizofrenia, ansia, depressione, disturbo da deficit di attenzione, etc.).

Nell’intestino, il biofilm mantiene un sistema esteso di infiammazione cronica che porta a leaky gut, infezioni del tratto gastrointestinale, problemi digestivi di vario tipo, allergie, malattie autoimmune (Crohn, fibromialgia, sclerosi multipla), malattie degenerative e probabilmente al tumore.

Batteri patogeni con biofilm

Alcuni dei batteri patogeni che sappiamo risiedere all’interno del biofilm sono: Borrelia burgdorferi (Lyme disease), Campylobacter spp., E. coli O157:H7, Candida albicans, Clostridium difficile, Clostridium perfringens, Helicobacter pylori, Klebsiella pneumoniae, Legionella pneumophila, Listeria monocytogenes.

Ancora, Pseudomonas aeruginosa, Salmonella typhimurium, Staphylococcus aureus, Staphylococcus epidermidis e Vibrio cholerae. Specie di Chlamydophila come Chlamydia pneumoniae non formano biofilm, essendo intracellulari, ma possono accidentalmente finire nel biofilm prima di entrare in una cellula ospite.

Perché gli antibiotici non sono così efficaci in presenza di biofilm?

Oltre l’interesse intellettuale di scienziati ed ingegneri per il biofilm, quel è l’uso pratico di questa conoscenza?

Un esempio è lo sviluppo dell’antibiotico. Questi farmaci sono stati sviluppati per uccidere batteri planctonici secondo l’assunto che avrebbero ucciso gli stessi batteri, ovunque si fossero trovati. Ora sappiamo invece che:

  1. i batteri planctonici sono più suscettibili ai prodotti antimicrobici designati ad ucciderli rispetto ai batteri che si trovano all’interno di un biofilm
  2. I batteri nel biofilm esprimono un set differente di geni rispetto alla controparte planctonica ed hanno fenotipi notevolmente differenti.

Mettete queste cose insieme con il fatto che gli antibiotici tradizionali sono stati inventati e testati su cellule batteriche nel loro stato plantconico relativamente non protetto, e capirete perché gli antibiotici non funzionano bene su questi stessi batteri quando cresciuti all’interno di un biofilm.

Modello di resistenza antibiotica del biofilm

Un trattamento iniziale a base di antibiotico uccide le cellule planctoniche e la maggior parte delle cellule del biofilm. Il sistema immunitario elimina anche le cellule planctoniche persistenti, ma non del biofilm, che sono protette dalla matrice esopolisaccaride.

Dopo che la concentrazione antibiotica diminuisce, le cellule persistenti del biofilm resuscitano e l’infezione riparte.

Ma c’è una buona notizia. Il biofilm si può “bombardare” fino a romperlo con un protocollo ad hoc per permettere agli antibiotici ed agli agenti antimicrobici di eradicare l’infezione. Vediamo come.

Protocollo per distruggere il biofilm

Il protocollo è stato presentato per la prima volta dalla D.ssa Anjiu Usman nell’Ottobre del 2007 ad una conferenza sull’autismo infantile, di cui riporto la seguente frase, piuttosto emblematica:

La produzione anormale di biofilm da parte di ceppi resistenti di microorganismi, può essere una possibile eziologia del perché molti dei nostri pazienti con test parassitologi negativi si sentono bene quando assumono prodotti antimicrobici ed antibiotici, ma hanno ricadute non appena terminata la terapia.

Quello che riporto di seguito ha alcune integrazioni ed aggiunte al protocollo Usman, frutto delle mie ricerche.

La terapia è suddivisa in 4 fasi e solitamente richiede da un minimo di 3 ad un massimo di 24 mesi (senza antibiotici).

FASE 1- Lisi e distaccamento del Biofilm

La lisi dell’alginato, componente principale della matrice extracellulare del biofilm formato da P. aeruginosa, facilita la diffusione di sostanze antimicrobiche suggerendo che la matrice polisaccaridica del biofilm è responsabile della resistenza passiva dei microrganismi agli agenti antimicrobici.

Utilizzare enzimi proteolitici e fibrinolitici (per la formazione del biofilm, è necessaria la fibrina) o agenti chelanti a stomaco vuoto (30/60 minuti prima del pasto o 2 ore dopo) per perforare il biofilm.

Gli enzimi hanno un doppio effetto: decompongono il biofilm ed attaccano la struttura cellulare dell’infezione.

  • Nattochinasi (specialmente utile in presenza di Streptococco. Penetra il tratto gastrointestinale fino ad entrare nel sangue e rompere la fibrina)
  • Serrapeptasi (specialmente utile in presenza di Stafilococco)
  • Lumbrokinase

Gli enzimi digestivi umani generalmente non digeriscono i polisaccaridi dei biofilm, ma gli enzimi batterici che sono in grado, sono disponibili sotto forma di integratori.

E gli enzimi potenzialmente utili includono: emicellulasi, pectinasi, cellulasi, glucoamilasi e beta-glucanasi.

Enzimi proteolitici non-umani (oltre a nattochinasi & co.) come papaina e bromelina possono essere altrettanto validi in soggetti sensibili. Alcuni prodotti validi. Nel caso, ne basta uno tra questi per la fase 1 del protocollo:

Non provate ad assumere enzimi digestivi a stomaco vuoto in presenza di gastrite, se avete una parete intestinale piuttosto irritata o soffrite di altri problemi gastrointestinali seri prima di aver parlato con il vostro medico.

Un’alternativa agli enzimi digestivi è quella di prendere 1-2 cucchiai di aceto o succo di limone con un po’ di acqua circa un’ora prima dei pasti.

L’acido acetico nell’aceto può solubilizzare il calcio, il ferro e il magnesio nel biofilm, rimuovendo quindi questi minerali ed indebolendo il biofilm.

Attenzione con l’aceto però a chi è allergico o intollerante ai lieviti, soprattutto per chi ha problemi di candida.

  • Agente chelante (30/60 minuti prima del pasto, in alternativa agli enzimi):  1/2 cps di Disodium EDTA (per via orale). Poiché il biofilm raccoglie metalli, composti con effetto chelante tenderanno a raccogliersi nel biofilm. Alcuni chelanti, specialmente l’EDTA, sono tossici per i batteri.Per cui un’integrazione di EDTA tende ad avvelenare il biofilm, portando i batteri fuori dal loro rifugio. Attenti però ad utilizzare questi prodotti in caso di leaky gut o permeabilità della barriera sangue-cervello, poiché potreste peggiorare di gran lunga (ed in modo irreversibile) la vostra condizione.
  • Lattoferrina: una molecola del siero del latte, che si lega al ferro ed inibisce la formazione e crescita del biofilm. Maggiormente efficace se assunta a stomaco vuoto ed in presenza di batteri della specie Pseudomonas. Ovviamente da evitare negli intolleranti ed allergici ai latticini. Sulla lattoferrina, la D.ssa Anju Usman, afferma:

Il nostro corpo produce proteine, transferrina e lattoferrina, le quali assorbono il ferro, bloccando la formazione del biofilm.

Ma i batteri patogeni secernono chelatori del ferro per accaparrarsi il ferro e quindi competere con transferrina e lattoferrina per ciò di cui hanno bisogno per sopravvivere.

Possibili alternative:

  • NAC (N-Acetil-Cisteina). Può distruggere o inibire il biofilm. Il NAC può dare reazioni avverse, soprattutto in presenza di biofilm ed infezioni fungine. Quindi forse, è meglio evitare, almeno nella prima fase del trattamento.
  • Monolaurina o Lauridicina (AKA Gliceril laurato o glicerolo monolaurato)
  • Xilitolo: è uno zucchero che rompe il biofilm, ed in molti casi di infezione virale od infezione cronica in generale, succede che il biofilm si formi, rendendo difficile al sistema immunitario di liberarsi di ciò che c’è all’interno.Per cui, lo xilitolo scompone il biofilm, facilitando al sistema immunitario il compito di vedersela con i patogeni. Sappiate però che lo xilitolo è un alimento ad alto contenuto di FODMAP. E può causare stati fermentativi e gas in persone con disturbi intestinali.
  • Zeolite – possibilmente “ruba” magnesio, calcio e ferro dalla matrice del biofilm

Evitare integratori a base di ferro, magnesio e calcio  durante il protocollo per il biofilm, perché questi possono contribuire alla formazione del biofilm oppure aumentare la densità del biofilm, diminuendo quindi l’efficacia generale del trattamento.

Biofilm Candida Albicans

Applicazione topica per sinusiti, otiti ed altre infezioni “esterne”

Uno dei possibili approcci per rompere il biofilm è l’applicazione topica (uso esterno) del prodotto. Ecco 3 possibilità.

  • shampoo per bambini della Johnson, che tramite la presenza di agenti tensioattivi ha un effetto terapeutico sul biofilm, favorendo l’eradicazione del biofilm.
  • Zeolite (per la sinusite o otite). Lo xilitolo, nonostante sia uno zucchero, è attivo contro i biofilm, ed è anche uno dei motivi per cui le chewin gum con xilitolo sono diventate così popolari tra i dentisti. In quanto la placca che si forma sui denti è un biofilm, e masticando gomme contenendo xilitolo (al 100% senza edulcoranti aggiunti), questo può aiutare a ridurre la placca.
  • il miele. Sempre ad uso esterno per la rottura del biofilm. In particolare il miele di Manuka che pare avere proprietà battericide contro tutti i ceppi batterici.

FASE 2- Aggredire l’infezione

Valutare l’utilizzo di agenti antimicrobici nautrali (fitoterapici), prodotti omeopatici o antibiotici, da assumere 30/60 minuti dopo la fase 1. Inoltre:

  1. ogni batterio o fungo richiede agenti differenti, e non tutti vanno bene per ogni caso
  2. i migliori benefici possono derivare dalla rotazione di 2-4 agenti al giorno. Questo secondo la teoria che molte delle infezioni possono sviluppare velocemente resistenza ai prodotti.
  3. i sintomi possono peggiorare durante la fase iniziale (prime due settimane)
  • Estratto d’origano
  • Artemisia Asinthum (wormwood extract)
  • Echinacea
  • Neem
  • Estratto d’aglio
  • Olio di Tea tree
  • Uncaria Tomentosa (Unghia di gatto, cat’s claw)
  • Estratto di foglia d’ulivo
  • Acido Laurico
  • Uva Ursina
  • Estratto di mallo di noce nera (black walnut extract)
  • Pau d’arco
  • Estratto di semi di pompelmo
  • Acido Caprilico
  • Violetto di Genziana
  • Baikal skullcap (Scutellaria baicalensis)
  • Berberina (l’Idraste o Goldenseal, da cui può essere estratta la berberina, stimola l’attivazione delle cellule Th1 e può esacerbare certi problemi in soggetti con malattia autoimmune)

Ovviamente, ce ne possono essere molti altri, ma tutto dipende dal tipo di infezione presente. Ed in tutti i modi, bisogna affidarsi alle cure di un professionista preparato sull’argomento.

FASE 3 – Fare Pulizia

Una o due ore dopo la fase 2. Alternativamente, prima di andare a dormire. Assumere un prodotto che supporti la fase di detox ad aiuti ad eliminare le endotossine rilasciate dalla morte dei microbi.

I sintomi da detox a carico del fegato possono peggiorare durante le prime due settimane.

  • Fibra, insolubile e solubile (verdura e frutta)
  • Carbone attivo
  • Pectina
  • Cardo Mariano
  • Radice di Tarassaco
  • Psillio
  • Chitosano
  • Clorella
  • Argilla bentonite
  • Butirrato
  • Coriandolo
  • Germanio organico

FASE 4 – Ripopolare e rafforzare l’intestino

Prima di prendere probiotici, sarebbe sempre bene verificare con un test la situazione della flora batterica, perché provocare la sovraccrescita di ceppi buoni già presenti in abbondanza non è una cosa utile.

Elaine Gottschall, inventrice della Specific Carbohydrate Diet, raccomanda di evitare probiotici contenenti i bifidobatteri, per la loro tendenza di sovraccrescere e formare biofilm. Mentre i probiotici simbiotici creano anch’essi biofilm.

Probiotici da assumere lontano dai pasti, prima di andare a letto. In caso di terapia medica, i probiotici possono diminuire l’efficacia della terapia antibiotica (come nel caso del Blastocisti).

Preferire cibi fermentati come Kefir, crauti e kombucha. Mentre tra gli integratori, due probiotici meritano infine menzione speciale per le loro proprietà.

Escherichia Coli Nissle 1917

L’E. Coli Nissle 1917 (da non confondere coi ceppi tossici come l’E. Coli O157:H7) è, oltre ad alcune specie di lattobacilli, uno dei ceppi probiotici maggiormente studiati.

L’iniziale successo terapeutico fu notato nella gestione delle malattie infettive gastrointestinali e le infezioni a carico del tratto urinario; l’attenzione si spostò successivamente verso le condizioni croniche infiammatorie.

L’E. Coli Nissle 1917 ha effetti benefici in pazienti con sindrome del colon irritabile con microflora enterica alterata (dopo gastroenterocolite o antibiotici). Valido come terapia di mantenimento nella colite ulcerosa.

Protegge la mucosa gastrica contro le erosioni indotte dallo stress a causa di azioni anti-infiammatore e vasodilatatorie.

Studi mostrano risultati positivi quando utilizzato in presenza di morbo di Crohn, sindrome del colon irritabile, enterocolite necrotizzante, ma specialmente nella prevenzione di ricadute in pazienti con colite ulcerosa.

Studi randomizzati e controllati a doppio cieco che comparavano l’efficacia dell’E. Coli Nissle 19179 a quello della mesalazina (utilizzata nel trattamento della RCU) hanno dimostrato che l’E. Coli Nissle 1917 è tanto efficiente quanto la mesalazine nella prevenzione delle ricadute. Da poco è disponibile anche in Italia.

Altrimenti si può provare a coltivare a casa per preparare lo yogurt, secondo le indicazioni della D.ssa Myhill.

Saccharomyces Boulardii

Il S. Boulardii secerne leucina aminopeptidasi che sembra essere di supporto contro le allergie alle proteine della dieta a seguito di gastroenterite acuta.

Aumenta l’assorbimento intestinale di D-glucosio che insieme al sodio può migliorare l’assorbimento di acqua ed elettroliti durante la diarrea.

Aumenta la concentrazione nelle feci  di acidi grassi a catena corta che nutrono le cellule mucosali del colon. Modula l’immunità incrementando la secrezione di IgA ed aumentando i recettori Ig delle cellule cripte.

Inibisce le citochine infiammatorie e secerne un fattore che blocca l’attività della tossina A di C. difficile.

Ha un effetto antagonista contro i filamenti della Candida e la formazione del biofilm. Utile se associato alla terapia antibiotica per la diarrea, sindrome del colon irritabile, infezione da Blastocystis Hominis e Giardia.

Il ceppo migliore di S. Boulardii è il Saccharomyces cerevisiae var. boulardii Hansen CBS 5926. Quello della Codex, acquistabile in farmacia lo contiene, ed è uno dei migliori sul mercato.

Dopo 4 settimane di distanza dalla fine del trattamento, rifare test per verificare l’efficacia della terapia e la totale eradicazione dell’infezione.

Un’ultima cosa.

Qualsiasi trattamento vogliate intraprendere, senza porre attenzione alla dieta, non servirà assolutamente a niente. Mettetevelo bene in testa.

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Bibliografia Libri: 1 , 2 , 3 , 4

58 Commenti

  1. roberto90 25 luglio 2014
  2. Salvo 9 ottobre 2014
  3. Mimmi 11 ottobre 2014
  4. Mirko 16 ottobre 2014
  5. Carolina 18 ottobre 2014
  6. roberto90 25 ottobre 2014
  7. Salvo 1 novembre 2014
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  9. Gabriele 4 novembre 2014
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  10. Michele 5 novembre 2014
  11. Gabriele 6 novembre 2014
  12. Corrado Penna 3 dicembre 2014
  13. Gabriele 3 dicembre 2014
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  15. Giovannino La Murena 17 marzo 2015
  16. Giovannino La Murena 18 marzo 2015
  17. Enzo 27 marzo 2015
  18. michele 5 aprile 2015
  19. michele 7 aprile 2015
  20. Giuseppe 9 aprile 2015
  21. Enzo 16 aprile 2015
  22. Andrea 20 maggio 2015
  23. anna rita 30 giugno 2015
  24. Alessandro 2 luglio 2015
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  26. Salvatore Esposito 11 agosto 2015
  27. Jessica 4 ottobre 2015
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  29. cri 23 novembre 2015
  30. Stella 28 dicembre 2015
  31. Maria 9 gennaio 2016
  32. Alessia 15 febbraio 2016
  33. Sylvie Scala 15 febbraio 2016
  34. RINO 18 febbraio 2016
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  35. Gio 28 novembre 2016
  36. Antonia 1 dicembre 2016
  37. Maria 12 gennaio 2017
  38. Danilo 17 febbraio 2017
  39. roberto90 25 luglio 2014
  40. Gabriele 27 luglio 2014
  41. Gabriele 27 luglio 2014
  42. michele 28 settembre 2014
  43. Gabriele 29 settembre 2014
  44. Gabriele 24 ottobre 2014
  45. Gabriele 24 ottobre 2014
  46. Gabriele 24 ottobre 2014
  47. Gabriele 29 ottobre 2014
  48. Germana 30 ottobre 2014
  49. Gabriele 25 febbraio 2015
  50. Gabriele 17 marzo 2015
  51. Gabriele 25 marzo 2015
  52. Diego 5 aprile 2015
  53. Gabriele 10 aprile 2015
  54. Gabriele 10 aprile 2015
  55. Gabriele 22 aprile 2015
  56. giancarlo 20 ottobre 2015

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