Questa storia inizia da lontano. Forse ancora prima di nascere.

La Nascita
All’atto della nascita, il parto è rapido ma ci sono alcune complicazioni visto che il funicolo ombelicale si attorciglia al collo. Superato questo momento, vengo al mondo, con un peso di 3.5 Kg. Sono allattato al seno, ma durante tutti i primi 20 giorni di vita ho una continua diarrea. Con il risultato che al ventesimo giorno di etàho perso 600 grammi. Mi viene quindi sospeso il latte materno (a cui sono evidentemente allergico) e sostituito con il latte artificiale. Il nuovo latte  funziona, e ricomincio a prendere peso. Tuttavia, mi viene la bronco-polmonite.

La flora batterica intestinale di un neonato
Dal ventunesimo giorno in poi, mi vengono quindi somministrate iniezioni di antibiotici per la bronco-polmonite. Credo questo sia stato il momento in cui la mia flora batterica sia andata in tilt (gli antibiotici debellano il virus, quando ci riescono, ma distruggono anche i batteri buoni nell’intestino, soprattutto nel neonato). Passata la bronco-polmonite, tutto bene per i successivi 5 mesi. Dormo e mangio. Tutto quello che deve fare un bambino appena nato. Dal sesto mese in poi (senza alcun motivo apparente), smetto di dormire la notte per due anni consecutivi. Di notte mugugno, di giorno dormo. E probabilmente è qui che inizia la mia insonnia. Dopo due anni però (senza capire perché), riprendo a dormire regolarmente di notte. Almeno, questo è quello che mi hanno raccontato.

I primi sintomi
I primi sintomi di cui ho un ricordo consapevole iniziano a manifestarsi all’età di 14 anni, con una sensazione di spossatezza al risveglio. Mi alzo al mattino con una stanchezza molto maggiore rispetto a quella con cui sono andato a riposare la sera. Da qui, i miei risultati scolastici altalenanti, sono solo una conseguenza di questo malessere intermittente.

Più passano i mesi e più aumenta la mia stanchezza, tant’è che ogni santo giorno, subito dopo la scuola, sono costretto a rifugiarmi nel letto e dormire per 3-4 ore al fine di ritrovare qualche energia per la sera. E’ una costante che caratterizza tutta la mia adolescenza senza alcuna eccezione.

Le cose non migliorano negli anni, riscontro una certa difficoltà anche a comunicare questo malessere alle persone a me più vicine, e tutto, molto spesso, si risolve con l’idea secondo cui la fase adolescenziale possa riservare alti e bassi, con i mutamenti e le instabilità che la caratterizzano.

Poliuria notturna & Esami di maturità
Allo scoccare dei 18 anni, si aggiungono altri fastidi, in particolare la poliuria notturna, che tradotto in parole semplici, implica la necessità di alzarsi durante la notte (ma in generale non appena mi mettevo in posizione distesa) per urinare. Sono i mesi che precedono gli esami di maturità, quindi dopo vari pellegrinaggi da urologi e specialisti di ogni tipo, si conviene per un po’ che sia una questione di stress. Tant’è che la notte, oltre all’impossibilità di dormire, mi aspetta una via crucis al bagno dalle 10 alle 30 volte per notte. In effetti, quello che avverto è (nella gran parte dei casi) solo lo stimolo, ma poi, alla prova dei fatti, non succede granché. E così, ogni notte, dalla sera alla mattina.

La diagnosi & l’intervento chirurgico
Gli esami di maturità si avvicinano, e dopo numerose visite ed esami, uno dei medici interpellati ravvisa nel mio rene destro una stenosi del giunto ureterale. Per farla breve, si tratta di un ostacolo al deflusso delle urine (si dice che sia una cosa congenita che, se si palesa, si manifesta al raggiungimento della maggiore età). Il giorno stesso degli orali di maturità (dopo la mia non brillantissima performance), vengo ricoverato e mi sottopongo all’intervento il mattino seguente. Evito dettagli e complicanze varie. Dico solo che, da quel momento in poi, inizio ad avere coliche renali (rene destro) di cui non conoscevo l’esistenza fino a quel momento.

La dieta vegetariana
Arriva poi il tempo degli studi universitari, dove vengo in contatto con persone ed idee nuove. Sono entusiasta ed affascinato. E’ qui che scopro gli apparenti benefici del vegetarianesimo, leggo libri, mi informo. Non serve molto a convincermi per abbandonare un regime onnivoro ed optare per la dieta vegetariana. Solo più tardi, collego i puntini. La mia scelta non aveva niente a che fare con la salvaguardia del mondo e degli animali. Era (per quello che pensavo e sapevo all’epoca) una determinazione salutista, con alcune derive integraliste ed intolleranze verso tutto il resto. Ma tornando ai puntini, la dieta vegetariana mi dava l’idea di pulizia, e soprattutto di potermi liberare da un senso di sporcizia interiore (che poi ho scoperto essere tipico di molte persone con disturbi intestinali e forse con una reale carenza funzionale di eliminare le tossine a tutti i livelli). Negli anni, non so se, o se anche per la dieta vegetariana, le mie condizioni non sono di certo migliorate. Mettiamola così.

Le coliche renali
Le coliche (la cosa più dolorosa che abbia mai provato. Chi li ha provati entrambi sostiene che la colica renale provochi un dolore che più si avvicina alle doglie durante il parto. Io, non posso confermare né smentire) provocano un dolore terribile, permanente e lancinante, fino all’assunzione di antidolorifici ed espulsione del calcolo. Fin da subito, rifiuto l’idea di dover passare la mia vita in compagnia di scorte di acqua a basso residuo fisso, come prescritto da tutti i medici. Per alcuni anni, le coliche sono intervallate da qualche mese di pausa, per poi ripresentarsi all’appello, sempre più intense.

Ad un certo punto, mi rassegno all’idea di ingurgitare litri di acqua e così faccio, ma senza risultati particolari. Tutto è come prima, e le coliche persistono. Sempre e solo sul fianco destro. Così inizia a farsi spazio una convinzione dentro me: ovvero l’idea che se avessi superato la prossima colica senza assumere antidolorifici, me ne sarei liberato per sempre. Ovviamente, cosa più facile a dirsi che a farsi.

Così, non passa molto tempo prima che la nuova colica si presenti. Succede di notte, durante un week-end, mentre sono a casa dei miei. Tutti dormono, io (come al solito), no. Riconosco subito quella fastidiosa pressione nel fianco che piano piano si espande alla pancia ed alla schiena fino a trasformarsi in vero e proprio dolore e diventare insopportabile. Come se funzionasse, butto giù qualche bicchiere di acqua, ma forse è un po’ tardi per porre rimedio. Cerco allora di resistere un po’, senza fare troppo rumore e svegliare i miei familiari. Dopo un paio d’ore, non resisto e, inconsciamente prendo l’auto nel buio e nel silenzio della notte, e mi dirigo al pronto soccorso. Il viaggio per fortuna è breve, le strade sono vuote, e tra un sospiro e l’altro, arrivo a destinazione. Al pronto soccorso, nessuno sembra avere fretta, e prima che stramazzi al suolo dal dolore, una gentile infermiera mi soccorre somministrandomi la solita dose di Buscopan. Bastano pochi minuti perché la dose faccia effetto, il dolore si affievolisca e lasci spazio ad un insano benessere. A quel punto il corpo si rilassa ed il sonno prende il sopravvento.

Al risveglio, davanti a me ci sono i miei genitori, che evidentemente sono stati informati. Non appaiono entusiasti di questo comportamento, tuttavia non è il momento di intavolare discussioni.

Si torna a casa, seguendo la medesima degenza di alcuni giorni. Il tutto, corredato da frustrazioneimpotenza e l’idea di una condanna a dover trascorrere il resto dei miei giorni con l’incubo che, da un momento all’altro, sarei potuto essere nuovamente vittima di un’altra colica, magari in un altro paese, lontano dagli affetti, che cosa avrei fatto?

Come da prassi, solite raccomandazioni, acqua, dieta e bla bla bla. Non serve assolutamente a niente (nel mio caso, s’intende).

L’ultima Colica Renale della mia vita
Passano ancora alcuni mesi, siamo ad Aprile. Sono in ufficio, e verso le 11.00 del mattino sento le prime famigerate ed inconfondibili avvisaglie della colica. Prima che sia troppo tardi (ed anche per evitare di dovermi mostrare in preda a crisi di qualunque tipo), riferisco di un mal di pancia improvviso ed esco da lavoro. All’epoca, condivido la casa con un collega, ma nonostante la buona amicizia che ci lega, preferisco tenere anche lui all’oscuro di tutto. Quindi, con la poca autonomia e lucidità rimasta, rispolvero il progetto di superare la colica senza iniezioni. Devo però trovare un posto riparato da occhi indiscreti. Controllo il mazzo di chiavi e vedo che all’anello sono attaccate alcune chiavi tra cui una di un appartamento di villeggiatura di famiglia. Dista circa 30 minuti dall’ufficio, ce la dovrei fare. Anzi, ce la faccio.

Arrivo a destinazione, parcheggio di fortuna e salgo al piano. In fretta e furia, provo la prima, poi la seconda ed infine la terza chiave. Nessuna apre. Non sono perfettamente cosciente. Quindi riprovo le stesse tre chiavi, fino a trovare quella giusta. Entro nel buio, accendo la luce e mi dirigo in camera. Mi tolgo l’abito in tutta velocità e mi metto qualcosa di simile ad una tuta che trovo aprendo i vari armadi. Meglio mettersi comodi, visto che non sarà una passeggiata.

A questo punto, come quando hai la febbre, vorresti metterti comodo, magari disteso, ed abbandonarti nel tepore delle coperte in attesa che tutto passi. Purtroppo, le coliche renali non funzionano così. Il dolore è così costante ed intenso che fai fatica a respirare. Non c’è un momento in cui il dolore si attenua o la situazione generale migliora (almeno fino a quando il calcolo è passato), quel dolore è sempre lì, crescente, e non ti molla un attimo.

Superare il dolore
E’ mercoledì mattina, e la strada sarà ancora lunga. Provo differenti posizioni, un po’ seduto, un po’ in piedi, un po’ disteso, ma non riscontro particolari sollievi. Attendo pazientemente cercando di concentrarmi sul respiro. Con le ultime forze rimaste, invio qualche messaggio al mio cerchio magico per informare che ho febbre alta e che mancherò per qualche giorno. Io intanto, resto lì, in trincea.

Arriva la prima notte, e son dolori. Fa anche un po’ freddo, ma l’idea di accendere caldaie e quant’altro non mi alletta per niente. Quindi opto per una temperatura refrigerante. Provo un po’ a passeggiare per casa, ma faccio fatica a stare in posizione eretta. Sono praticamente piegato in avanti, mentre faccio qualche passo. Di tanto in tanto, ingerisco poche gocce d’acqua. In questi momenti, non c’è spazio neppure per uno spillo. Qualche goccia d’acqua richiede già un grande sforzo. Poi torno mestamente al letto, in attesa che venga giorno.

Finalmente è mattina, purtroppo però non ci sono miglioramenti e mi aspetta un nuovo giorno. Di tanto in tanto, sento qualche telefonata arrivare, ma ormai non ho più la forza di leggere sullo schermo del cellulare, sento vibrare, e mi convinco che, chiunque sia, dovrà richiamare. Come per il giorno precedente, non ci sono particolari differenze. E così si fa di nuovo sera, avvolto nel dolore ma con la convinzione di portare a termine la mia missione. Non so ancora quanto manchi e se, in qualche modo, sopravviverò, ma l’idea di superare questa cosa per sempre, è davvero troppo interessante per essere abbandonata.

Così proseguo, con non poche difficoltà. In quei momenti, mi chiedo perché tocchi a me, ma allo stesso tempo, realizzo che potrebbe andare pure peggio. “In effetti, potrebbe piovere” (cit.).

Resistere, resistere, resistere!
E’ ormai notte, e le cose non accennano a migliorare. Sono trascorse 36 ore e non si ravvisano miglioramenti. La notte segue lo stesso copione di quella precedente. Qualche sorso d’acqua, qualche movimento impacciato nel tentativo vano di alleviare il dolore al fianco.

Siamo alla mattina del secondo giorno, e nonostante siano due giorni e due notti senza sonno e senza cibo, inizio a pensare che ce la sto per fare, anche se il dolore rimane costante ed inesorabile.

Cerco di raccogliere tutte le forze rimaste, e mi concentro a fondo sul respiro. La giornata passa molto lentamente e la tentazione di mollare tutto, correre in ospedale e farsi iniettare per l’ennesima volta quel veleno benefico si fa spazio tra i miei pensieri. Sono passati due giorni, e non mi capacito ancora di come possa aver resistito per tutto quel tempo. L’idea però, che la colica non si plachi non mi fa ben sperare, ed inizio a vacillare. Prima di precipitare, anche perché sarebbe stato impossibile prendere l’auto e guidare in quelle condizioni, chiudo gli occhi, e metto a fuoco tutte le volte in cui ho provato questo dolore. Penso che resistendo ancora un po’, avrei potuto superare per sempre questo fastidio. Mollando il colpo, sì, sarei stato subito meglio, ma la cosa si sarebbe presto ripresentata.

Davvero, non so come, ma opto per la prosecuzione. Ormai il dolore al rene è tale che non riesco neppure più a stare in piedi. Sono fortemente ingobbito e faccio fatica a fare qualche passo. Si arriva a sera, è circa l’ora di cena. Sento squillare ripetutamente il telefono, ma non è davvero il caso di rispondere. Siamo all’inizio della terza notte. A questo punto le mie risorse nervose sono davvero ai minimi termini. Adotto strane posizione da contorsionista (in erba) sul letto, in modo da cercare di contrarre la parte afflitta dal dolore. Tutto, devo dire, con scarsissimi risultati. Ma l’impegno di questa attività mi distrae un po’ dal resto.

Si fa notte, la situazione è statica, ma, all’alba succede qualcosa.

La Vittoria
Ormai sfinito, sono fermo nel letto e non riesco a fare nient’altro, tranne restare immobile ad occhi serrati. Sono circa le 6.00 del mattino quando sento una improvvisa eppure graduale liberazione dal dolore e dalla costrizione degli ultimi 3 giorni. E’ come un’illuminazione. Un piacere fisico mai provato prima, che parte dal fianco destro e si estende lentamente ad ogni cellula del corpo. Sono in estasi.

In questo momento, ho l’assoluta certezza che questa cosa non ritornerà mai più. Come una liberazione, un qualcosa di cavo, infossato ed oscuro, che ritrova la sua luce e riprende a volare. Per sempre.

Inizio a spostare le gambe, le mani, per assicurarmi di essere vivo. Ed in effetti, mi rendo conto di esserci. Aspetto qualche minuto ancora nel letto, sia per godere di quel momento, sia per non rischiare di interrompere questo senso di benessere.

Quando mi sento sufficientemente stabilizzato, mi alzo e, incredibilmente, mi sento bene. Riesco a camminare in posizione eretta e non avverto alcun dolore. Entro in bagno, e mi guardo fugacemente allo specchio, con l’orgoglio di chi ha compiuto una grande impresa. Il bagno è piccolo, ed il mio ego non riesce ad entrare. Poi mi siedo per un’operazione un po’ meno nobile (faccio la pipì), e dopo un piccolo dolore, vedo fuoriuscire (ma soprattutto sento) il sassolino (cioè, il calcolo).

Questa, è stata l’ultima colica della mia vita. Da allora, non ho mai più bevuto grandi quantità d’acqua (forse qualche bicchiere al giorno, giusto quando ho sete).

Sono pronto per ritornare alla mia vita di sempre, e tutti sanno che ho avuto una brutta febbre. Questa cosa rimane nascosta per vari anni. Diciamo quindi, che siete tra i primi a saperlo. Anzi, non lo dico a nessuno. Un po’ per evitare il “fenomeno da baraccone” un po’ perché è una cosa abbastanza intima e che nessuno capirebbe. Solo dopo qualche anno, lo confesso alla mia famiglia (anche per spiegare la sparizione di questi sintomi). Non la prendono benissimo, ma ne prendono comunque atto.

Il falso mito dei due litri di acqua al giorno
Mi dispiace darvi questa informazione, ma la storia dell’acqua che purifica è una grande bufala. Non esiste ancora alcuna prova scientifica che provi i vantaggi per una persona sana di bere uno o più litri al giorno. Per chi ha problemi di reni, si potrebbe aprire un capitolo. Dico solo che dopo molti anni in cui mi limito a bere solo quando ho sete (un paio di bicchieri al giorno), i miei reni funzionano correttamente mentre le coliche sono scomparse da molti anni. Il nostro corpo è dotato di una saggezza propria, sicuramente molto più sviluppata di molti medici. Se vi capita, ascoltatelo.

L’insonnia
A questo punto dovrei essere finalmente in buona salute e pronto a vivere la vita che vorrei. No signore. L’insonnia perdura e, se possibile peggiora. Al mattino mi sento uno straccio e quando mi trovo a condividere il problema dell’insonnia, più o meno tutti i miei interlocutori, sostengono di avere lo stesso problema e di non dormire abbastanza. Quindi forse, la consolazione e compassione che segretamente mi aspetto, vengono sempre disattese, rivelandosi anche il mio, un problema che hanno tutti e che comunque non inficia più di tanto la vita delle persone. Io invece sono convinto di non aver mai incontrato un altro insonne come me.

Chi non dorme per davvero e per periodi prolungati, sa bene come ci si sente. E soprattutto glielo si legge in faccia, nella poca luminosità della pelle, la mancata lucentezza dei capelli, il colore opaco degli occhi, la rigidità del sorriso, e l’assenza di vita ed energia. Il senso di spossatezza, sia  fisica che mentale, l’essere costantemente senza forza di volontà, annebbiati e stanchi è una condizione che non ti abbandona mai. Non a caso i metodi di tortura più efficaci per i detenuti (ai fini della confessione) prevedono la privazione del sonno.

Niente più pennichelle pomeridiane
Purtroppo, i tempi del liceo e dell’università sono terminati, ed al pomeriggio non è più possibile riposare (almeno in ufficio). Così non resta che rimboccarsi le maniche ed affrontare la giornate nel modo più zen possibile. Tutto risulta complicato. Anche la cosa più semplice appare insormontabile, ed in una situazione di carestia energetica, lo sforzo richiesto diventa sovrumano. Dopo una giornata piena di impegni, già stanco dal mattino, arrivi a sera e pensi: ora è il momento di ricaricare le batterie. Ed invece no! Le ghiandole surrenali sono fuori controllo.

Subito dopo cena, iniziano tutta una serie di fastidi che già preannunciano quello che accadrà durante la notte. Inspiegabili “energie malate” si liberano e quella sensazione di sfinimento si sospende fino all’alba, quando poi è già ora di alzarsi. E così per giorni e giorni, senza un attimo di risposo. Il tutto condito da problemi digestivi ed infiammazioni di ogni tipo.

Ciò si ripete per 3-4 giorni consecutivamente, fino a quando, stremato, mi appisolo su qualsiasi superficie piana per generalmente 2-3 ore per poi ripartire con la solita routine.

Una convinzione sbagliata
Per alcuni anni, mi convinco che questa sia una condizione permanente, con cui devo fare i conti. Quella costrizione costante al fianco (che poi più tardi scoprirò essere l’intestino e non il rene) non mi lascia mai, ed ingenera una tensione in tutto il corpo che non mi permette di rilassarmi, e poi di riposarmi. M-A-I. Gli amici più intimi sostengono che si tratti di un eccesso di stress, e mi consigliano la frequenza di ogni tipo di corso (Yoga, Meditazione, Tecniche di Respirazione et similia).

Inoltre, come una sorta di repulsione verso la medicina tradizionale (secondo me, incapace di aiutarmi), mi rifiuto di incontrare alcun medico, pensando comunque che i miei fastidi siano in gran parte derivanti dai postumi dell’intervento subito alcuni anni prima.

La situazione purtroppo continua a peggiorare, e fare qualsiasi cosa rasenta l’impossibile. Inoltre, le conseguenze dell’insonnia esacerbano tutta una serie di fattori stressori che causano ulteriori problemi fisici, tra cui:

  • Artrite
  • Mal di schiena (lombalgia)
  • Coliche Renali
  • Difficoltà di concentrazione
  • Stanchezza Cronica
  • Tremore alle gambe
  • Sindrome del Colon Irritabile (con importante disbiosi)
  • Pelle secca
  • Caduta dei capelli
  • Gengivite ed alterata sensibilità dei denti
  • Insonnia
  • Dolori alle articolazioni (in particolare ginocchia e spalle)
  • Bassa temperatura corporea (con Geloni alle estremità)
  • Crampi muscolari
  • Acne
  • Dolori al collo (cervicale)
  • Sudorazioni notturne
  • Poliuria notturna
  • Sindrome delle gambe senza riposo (Restless leg syndrome)
  • Dermatite seborroica (cuoio capelluto, sopracciglia, orecchie e petto)
  • Pesantezza delle gambe
  • Tachicardia sinusale (palpitazioni ed affanno)
  • Infiammazione ed ingrossamento dei linfonodi occipitali
  • Respiro affannoso
  • Occhi infossati ed occhiaie
  • Infiammazione alle vie urinarie
  • Ipoglicemia reattiva
  • Disfonia
  • Asma
  • Secchezza permanente delle fauci
  • Aumentata permeabilità intestinale (leaky gut syndrome)
  • Dolori al Petto (soprattutto di notte)
  • Palpebre pesanti e bruciore agli occhi
  • Malassorbimento intestinale ed eccessiva magrezza
  • Overgrowth batterico del piccolo intestino (SIBO)

Insomma, un rottame.

Un giovane vecchio
Non ho ancora compiuto 30 anni, eppure mi sento in un corpo di un novantenne. Mi guardo intorno e vedo opportunità passare, e sento la vita sfuggire dalle mie mani. Fino al punto in cui (per disperazione), decido di sottopormi a qualche test medico per trovare un appiglio, qualcosa da cui ripartire. Eseguo decine e decine di test ed esami, visitando numerosi specialisti. La risposta è sempre la stessa: è una questione di stress, la sua fase sonno-veglia è sballata, la dieta vegetariana (ho seguito un alimentazione vegetariana per 14 anni) non è adeguata ed altre insensatezze del genere.

Dopo un lungo rimuginare, realizzo che così non si va da nessuna parte. Decido quindi di lasciare tutto (lavoro, casa, città) e di tornare a casa, in tutta tranquillità e dedicarmi a tempo pieno per risolvere questa cosa. Diciamo che questo non è l’unico motivo, ma sicuramente tra i principali.

Al rientro, le cose non vanno meglio, e continuando così, è evidente che prima o poi il mio corpo manifesterà dei sintomi più gravi per comunicare forzatamente con me.

Mi faccio visitare dai più svariati specialisti, secondo metodi convenzionali e non. Tutti senza soluzione. Tra cui:

  • Naturopata
  • Kinesiologo
  • Osteopata
  • Gastroenterologo
  • Fisioterapista
  • Omeopata
  • Psicologo
  • Chiropratico
  • Allergologo
  • Nutrizionista
  • Dermatologo
  • Nefrologo
  • Dentista
  • Cardiologo
  • Medico Ayurvedico

E forse qualcuno l’ho pure dimenticato.

Poi, mi sottopongo ad una serie interminabile di test e terapie di vario genere, tra cui: 

Gastroscopia & Colonscopia: non c’è bisogno di commenti. Sono fastidiose solo a pronunciarle. In entrambi i casi, nessuna anomalia riscontrata con biopsia negativa.

Analisi del sangue di ogni tipo, urine e feci: gli unici valori fuori dalla norma sono stati aumentata bilirubina indiretta e livello basso di fosfato inorganico (molto spesso collegato al malassorbimento intestinale).

RM Rachide Lombosacrale: tutto più o meno nella norma eccetto algie al fianco destro.

TC Urografica (Uro TC): esame leggermente invasivo e fastidioso. Soprattutto quando la soluzione iniettata raggiunge la vescica provocando un notevole riscaldamento del corpo con conseguente ed anomala sudorazione. Anche qui, tutto nella norma.

Ecografia reni ed addome: effettuata più e più volte. Riscontrato sempre gonfiore ed altre piccole problematiche.

Esami celachia: gli esami del sangue hanno dato esito negativo. Così come i test per la suscettibilità genetica (HLA DQ2, HLA DQ8). La gastroscopia ha poi confermato presenza regolare dei villi intestinali. Tuttavia, oltre all’indicazione di intolleranza al grano da parte del DRIA Test, in più occasioni, il chiropratico ha riscontrato (attraverso il test muscolare) problematiche (sia a livello intestinale che del fegato) e suggerito di evitare prodotti derivanti dal grano. Infine, il test Metametrix (DNA) ha riscontrato un livello molto aumentato di anticorpi di anti-gliadina Iga, marker di sensibilità al glutine.

Riflessologia Plantare: imbeccato da alcuni amici, decido di fare un tentativo con la riflessologia plantare. Per oltre 2 mesi, faccio due sessioni a settimana, integrando il tutto con la fitoterapia. La riflessologia sembra un utile strumento diagnostico, ma non curativo (almeno nel mio caso). Ovvero, i punti del piede che mi provocano dolore sono più o meno sempre gli stessi e corrispondenti agli organi e alle parti del corpo già sotto osservazione da tempo. Purtroppo, dopo svariate sedute e nessun sostanziale miglioramento (a parte qualche saltuaria regressione di alcuni sintomi comunque non necessariamente riconducibili alla riflessologia), decido di sospendere.

Feldenkrais: prende il nome dal suo fondatore Moshé Feldenkrais, ed è un metodo di auto-educazione attraverso il movimento. Svolgo sessioni individuali (lo definirei come una sorta di commistione tra una ginnastica guidata ed un’osteopatia attiva). Nel mio caso si lavora su questa contrattura e blocco al fianco destro (ma che in effetti si estende a tutto il corpo). All’inizio faccio fatica a compiere i movimenti (sempre steso sul lettino) che mi vengono richiesti. E risulta molto dispendioso, sia per me, che per l’operatrice. Dopo la seduta, provo un certo sollievo fisico ed una maggiore elasticità. Purtroppo l’effetto dura poco. E tuttavia non si ripercuote (in modo positivo) su tutti gli altri sintomi. Dopo alcuni appuntamenti, è la stessa terapeuta a suggerirmi di interrompere per provare altro.

Re-birthing: in passato ho avuto occasione di incontrare e conoscere Leonard Orr, il fondatore di questo movimento. Ho potuto parlarci a lungo ed in più occasioni. Inoltre, ho effettuato alcune sessioni di re-birthing con i suoi più stretti collaboratori.

Yoga: ho tentato più volte, frequentando vari corsi di Yoga. Ho letto alcuni libri ed ho sempre trovato affascinante questa disciplina. A parte quello che si pensa comunemente, lo Yoga richiede un notevole impegno fisico ed elasticità (che indubbiamente si può acquisire con l’esercizio). Purtroppo, nel mio caso, l’attività fisica (anche minima) peggiorava i sintomi, e quelli che potevano essere i benefici dello Yoga e delle sue tecniche di rilassamento, venivano soppressi da forti dolori muscolari ed articolari, poche ore dopo la pratica. Ho provato più volte, ma dopo un po’ il fastidio era tale che l’unico rimedio era l’interruzione.

Agopuntura: ho fatto varie sedute, tutte per disattivare una cicatrice, con risultati discutibili.

Sedute Psicologiche: questa è stata una delle ultime cose che ho fatto, viste le insistenze di alcune persone a me vicine. L’ho fatto più per loro che per me. Anzi, io non l’avrei proprio fatto. E per fortuna, ho incontrato un’esperta ed onesta psicologa, che, alla fine della prima seduta e dopo avermi ascoltato per un’ora, mi ha congedato dicendo: se vuoi continuare un percorso, non ci sono problemi, ma se credi che questo contribuisca a migliorare e guarire la tua insonnia ed il tuo intestino, non è il posto giusto. Ti trovo molto determinato e con le idee chiare. L’ho ringraziata, ma da quel giorno, non l’ho più rivista.

Medicina Ayurvedica: ho incontrato questo medico che mi ha spiegato tutte le correlazioni tra i “punti” e gli organi. Davvero interessante. Poi però, all’atto pratico e dopo la diagnosi, i rimedi assomigliavano un po’ a quelli della nonna. E nel mio caso, purtroppo, non hanno sortito alcun effetto.

Idrocolon Terapia: l’ho fatta per 4 volte. Pensavo fosse più traumatica. Ed invece no. Per quanto mi riguarda, la sensazione di “leggerezza” che molti segnalano dopo il trattamento, dura giusto fino al pasto successivo. Come tante altre cose, ho letto pareri discordi sulla validità ed efficacia di questa terapia. Se comunque vi interessa il mio parere, non la rifarò. La flora batterica è qualcosa di molto complesso e non basta un po’ d’acqua a risistemare tutto.

Test Intolleranze Alimentari (per saperne di più): ne ho provati tre.

  1. Vega Test: il macchinario è collegato ad un cilindro di ottone (ricoperto con una garza inumidita con la sostanza da testare) che emette una debole corrente. L’apparecchio è collegato ad una sonda con cui l’operatore tocca i punti di agopuntura sulla mano del paziente. Quando si registra uno scostamento dai normali valori di tensione della corrente, significa che si è positivi all’alimento testato. Con questo test, a me è risultato di non essere intollerante ad alcun alimento.
  2. DRIA Test: ho svolto il test presso lo studio del Dott. Attilio Speciani a Milano. Non direttamente con lui ma con una sua collaboratrice. Il test prevede il sedersi su una sedia con un bracciale da applicare alla caviglia. Il bracciale è collegato ad un computer che mostra (per ogni alimento testato) il valore della forza espressa dal paziente. Gli alimenti vengono somministrati sotto forma di gocce sotto la lingua. Il paziente non conosce l’alimento inserito, in modo che l’operatore possa alternare alimenti vari a placebo. Ogni volta che la goccia viene somministrata, la caviglia legata al bracciale si sposta in avanti esercitando una forza costante. Quando il computer registra un calo di forza, significa che si è intolleranti all’alimento testato. Con questo test, a me è risultata una leggera intolleranza al grano.
  3. Esami del Sangue IgE-mediate: questo è il più semplice. Fai un prelievo del sangue ed al resto ci pensa il laboratorio. Per l’occasione, avevo scelto l’analisi completa dei 256 alimenti. Con questo test, a me è risultato che ero intollerante a gran parte degli alimenti.
In tempi diversi, ho provato ad applicare le giuste contromosse, ma senza mai riscontrare alcun miglioramento. Ad ogni modo, se devo esprimere un parere, tra i 3 test effettuati, preferisco il DRIA Test, che nonostante abbia dei limiti, è quello che mi ha dato una indicazione utile, poi scientificamente riscontrata tramite l’esame GI di Metametrix sul DNA.
EFT (Emtional Freedom Technique): ovvero, tecniche di libertà emozionale. Ho frequentato per alcuni mesi una brava dottoressa Romana con studio a Milano. Mi adagiavo sul lettino, mi faceva respirare con il diaframma e mi toccava in alcuni punti di agopuntura. Devo riconoscere che in pochi minuti ero pervaso da un totale senso di benessere. Come in altre circostanze, l’effetto svaniva velocemente. Provavo a ripetere l’esercizio a casa, ma senza essere in grado di ottenere neanche una minima parte dei benefici riscontrati durante l’esercizio guidato. Ci sono andato un bel po’ di volte, ma succedeva sempre lo stesso. Cambiato città, ho riprovato, ma l’operatrice non era così brava come l’altra. Quindi, ho interrotto, anche se ho intuito che la respirazione c’entrasse qualcosa.

Fitoterapia: per alcuni mesi ho assunto qualsiasi tipo di gemme e piante officinali, seconda una terapia prescritta da una naturopata. Intrigante, un po’ dispendioso, ma senza miglioramenti.

Fiori di Bach: dopo reiterati tentativi con la fitoterapia e gli scarsi risultati, sempre la naturopata mi ha orientato verso una terapia più potente 😉 i Fiori di Bach. Effettuato il test, sono usciti i fiori necessari ed è stata preparata la soluzione con qualche goccia di Brandy. In quel periodo, tanto per cambiare, mi sono pure letto un libro sui fiori di Bach. Interessante (sia il libro che i fiori) ma senza alcun effetto.

Oil Pulling: si tratta di un trattamento ayurvedico che prevede degli sciacqui a stomaco vuoto con olio di cocco, sesamo o girasole della durata di 20 minuti. E’ una pratica molto diffusa in India. C’è chi ne magnifica gli effetti, dalla riduzione della placca dentale, dell’infiammazione gengivale, l’eliminazione di batteri e funghi, della stanchezza fino a guarire, per i più ottimisti, qualsiasi problematica. Su di me, non ha prodotto alcun effetto.

Digiuno (ad acqua): di seguito, ne parlo abbondantemente. Sicuramente, la “cura” più utile ed efficace per molti dei miei sintomi cronici.

Somatografia di Campo: sempre il naturopata, dopo i tentativi andati a vuoto con agopuntura ed omeopatia mi propone il trattamento somatografico. In sostanza, si tratta di una macchinetta (questa) dove all’interno viene posizionato un flaconcino contenente una soluzione neutra. Il paziente deve tenere tra le mani (circa 20 minuti nel mio caso) due elettrodi collegati alla macchinetta al fine di trasferire nella soluzione il proprio campo magnetico. Attraverso poi la somministrazione di queste gocce su base quotidiana, il paziente dovrebbe ottenere un rimedio di natura informazionale energetico a tutti i livelli, in grado quindi di attività terapeutica su tutte le patologie conosciute. Tranne la mia, evidentemente.

GI Stool Test by Metametrix: questa è stata una delle migliori cose che ho fatto. Grazie all’incontro con un chiropratico che mi ha segnalato questo esame delle feci negli USA (tramite il supporto di Nutrimedigen in Italia) che analizza il DNA presente nel campione prelevato, risultando molto più preciso e affidabile dei regolari test dove, nella gran parte dei casi non viene mai rilevato niente. Si tratta di un piccolo investimento e ci vuole circa un mese per ottenere i risultati. Ma tra tutte le cose che ho fatto, questo è stato l’unico test che mi ha fornito delle indicazioni precise, che io avevo sempre sospettato, ma che nessuno aveva mai intuito.

Omeopatia: uno dei vari chiropratici incontrati, dopo mesi di test kinesiologici, ha scoperto che era presente una disbiosi intestinale. Certo, sarebbe bastato leggere il risultato del test Metametrix, che gli avevo consegnato la prima volta che ci siamo incontrati. Del resto non era l’unico. Anche il mio medico di base, visti gli esami Metametrix, ha commentato: “tutte cazzate”. Da non crederci.
Comunque sia, ho provato alcune terapie omeopatiche (per trattare disbiosi ed insonnia), ma senza alcun miglioramento. Dopo 6 mesi, ho mollato.

Digiuno ad intermittenza (Warrior Diet): per molti anni (e ancora adesso in effetti), ho seguito la “Dieta del Guerriero” che prevede un pasto unico ed abbondante la sera. Anche perché, visti i dolori provocati dall’ingestione di qualsiasi cibo, limitare i pasti ad un’unica soluzione era il minore dei mali.

La diagnosi del Segno di Rogoff: tra i miei incontri, uno dei più bizzarri è stato quello con un rinomato chiropratico svedese. Burbero e indaffarato, dopo i vari test (incluso quello dello zucchero) sentenzia (mentre intanto riceve ed invia SMS dal suo iPhone): hai il Segno di Rogoff. Con un italiano un po’ strampalato cerca di spiegarmi cos’è (a distanza di molti mesi non ho ancora ben capito cosa sia se non un vago mal di schiena) mostrandomi alcuni scritti sul suo MacBook (evidentemente, è sponsorizzato dalla Apple). In sostanza il mio forte mal di schiena è causato dal Segno di Rogoff che genera ipoglicemia indiretta. La terapia prevede (secondo lo svedese): eliminazione di tutti gli zuccheri, assunzione di un po’ di aceto di mele prima dei pasti, e bere ogni 15 minuti una soluzione di acqua e sciroppo d’acero. Senza troppa convinzione, mi adeguo (ad eccezione di acqua e sciroppo d’acero), passando da un regime vegetariano ad un’alimentazione vegana (praticamente solo verdure crude e legumi. Terribile per il mio intestino). La cosa va avanti per un paio di mesi, poi finalmente vengo a conoscenza della Paleo dieta che inizio a seguire immediatamente.

Dieta e Peso corporeo
Ho provato ogni tipo di dieta, ricca in proteine, a zona, vegetariana, vegana, dei succhi, solo brodo, senza latticini, senza dolci, senza glutine, etc.. ma sempre senza particolari risultati. In compenso, ho dotato la cucina di ogni tipo di elettrodomestico e utensile possibile.

Il punto è che qualunque cosa ingerisca (ed in qualsiasi quantità), oltre a provocarmi un dolore sul fianco destro, passa senza quasi essere assorbita e generando una magrezza poco gradevole. Vengo talvolta tacciato di anoressia o in preda a disturbi alimentari. Ma vi garantisco che non ho mai sofferto di questi problemi. Ho sempre mangiato, fino a sazietà, sottoponendomi anche a regimi bilanciati in termini di nutrienti, senza mai saltare un pasto per mesi. Risultato, nessun aumento di peso.

Ora, prima di gridarmi che sono fortunato, vi informo che il mio peso è sempre oscillato tra i 56 ed i 58 Kg, su 1.76 di altezza. E questo, a prescindere dal cibo. Più l’insonnia si aggravava, maggiore sono le perdite di peso ed i dolori gastrointestinali.

Integratori & Probiotici a go-go
Oltre alle varie diete, ho integrato i miei regimi alimentari con vari supplements e probiotici, tra cui:

  • Omega–3
  • Glutammina
  • Magnesio (di ogni tipo, chelato, malato, glicinato)
  • Betaina HCL
  • Probiotici senza glutine
  • Probiotici refrigerati (più potenti secondo gli esperti)
  • Olio di fegato di merluzzo
  • Vitamina D
  • Melatonina
  • Alghe Klamath

Cibi anti-infiammatori
A corredo degli integratori e della dieta, cerco di non far mai mancare quelli che sono considerati cibi anti-infiammatori, tra cui:

  • Curcuma
  • Zenzero
  • Broccoli
  • Cavolo cappuccio
  • Mirtilli

I filamenti di muco e l’infiammazione
Arriva il periodo dei test. Di ogni tipo. In particolare, per fugare ogni dubbio sulla corretta funzionalità del mio rene destro, eseguo una raffica di esami delle urine (tra cui, clearance creatinina, ossalati, esame chimico-fisico ed altri di cui non ricordo più il nome). Tutti gli esami effettuati risultano regolari. Tuttavia, la provetta in cui è raccolto il campione di urine è pieno oltre metà di una specie di sabbiolina. Sembra la famigerata renella (ovvero calcoli), anche se le varie ecografie non hanno mostrato alcun tipo di residuo di calcolo nei reni. Poi, guardando bene in controluce la provetta, ci accorgiamo (con l’ausilio di un medico) che si tratta di una quantità abbondante di filamenti di muco, segno evidente di un’infiammazione. In questi casi, le cause possono essere molteplici. Ma nel mio caso, (esclusi i problemi renali), sembra chiaro che sia una conseguenza della sindrome del colon irritabile. Quindi le indagini dal rene, si spostano verso l’intestino.

I Gastroenterlogi in Italia
Evidentemente non ho avuto la possibilità di farmi visitare da tutti i gastroenterolgi italiani. Ma sicuramente più di uno, dove (solo dopo le mie prolungate ricerche) ne ho evidenziato i grandi limiti. Chiaramente la regola non può valere per tutti, e probabilmente sono stato più sfigato di altri.

Però, ringrazio il cielo di non aver mai seguito i loro consigli. I più illuminati mi hanno prescritto l’assunzione giornaliera di Diazepan e psicofarmaci per dormire la notte. Chiaramente, non ho mai considerato (neppure per un secondo) questa possibilità. Nonostante la solita litania, sapevo bene di non essere pazzo e neppure stressato a prescindere. Tutti gli altri invece, predicavano una vita morigerata, senza eccessi, pappine di frutta cotta, Magnesia prima di andare a letto e altre cose (inutili) del genere.

Io, già mentre li incontravo, sentivo lo stomaco attorcigliarsi, e già prima della cura, sapevo già che avevo sprecato altro tempo e denaro. Qualcuno avrei tanto voluto prenderlo a botte, ma poi ho pensato che non sarebbe stato conveniente. Trovarsi di fronte all’indolenza di alcuni che si arrendono dietro a frasi scientificamente dogmatiche di chi ha già smesso di cercare mi mandava in bestia.Solo successivamente a questi incontri, ho iniziato (per disperazione) ad approfondire la materia online. Come spesso accade, le migliori risorse, studi e ricerche sono in lingua inglese. Ora, non sono un medico, ma se non avessi avuto questo spirito, sarei ancora qui a leccarmi le ferite. E se non avessi avuto un livello sufficiente di conoscenza dell’inglese sarei ancora qui ad imbattermi nel prossimo medico che mi racconta la favoletta dello stress.

Mi chiedo solamente, ma la nostra classe dirigente di medici in Italia, parla inglese? Ha la possibilità di accedere alle ricerche prima che vengano tradotte e validate dal ministero della salute in Italia? E’ controllata da organi indipendenti che verificano se dopo essersi laureata e specializzata continua a studiare, a documentarsi, a frequentare corsi di aggiornamento all’avanguardia? Oppure tutto questo è affidato solamente alla buona volontà e curiosità dei singoli? Lascio a voi la risposta.

Il mio medico di base a Striscia la Notizia
Il mio precedente medico di base (ed al contempo dentista) non c’era mai (o meglio era sempre nel suo studio dentistico). Ogni volta che andavo, mi riceveva la moglie che però, oberata anche dai pazienti del marito non era granché interessata ad ascoltarmi. Qualche mese più tardi, l’ho visto a Striscia la Notizia, accusato di assenteismo dalla studio. In effetti..
Cambiata città, cambiato il medico di base che dopo vari tentativi di risolvere la mia situazione, mi propone l’assunzione di psicofarmaci (“potenti”, parole sue) per inibire (a suo avviso) eventuali memorie nervose del dolore rimaste attive nel derma adiacente la cicatrice. Più la ascolto, più rimango senza parole. Ad un certo, ho smesso di frequentarla. Anche perché convinto che se una buona parte di medici specialisti non conosce alcune informazioni basilari attinenti la propria area di specializzazione, come fa un medico generico a sapere tutto di tutti?

Il meglio di te affiora solo quando sei con le spalle al muro
Come in tutte le grandi storie, le cadute e la risalite, è sempre l’individuo a fare la differenza. Purtroppo, le cose che vanno bene per tutti non vanno bene per nessuno. Ci sono molti casi che testimoniano quello che dico. Ma vi porto solo alcuni esempi, dove l’amore, la forza di volontà, l’affetto, la voglia di uscire a tutti i costi da una condizione di difficoltà hanno fatto la differenza. Perché la differenzala puoi fare solo tu. Quindi, non smettere mai di cercare. Quello che in molti casi rappresenta un problema personale, talvolta insormontabile, può essere trasformato nel tuo punto di forza. In una forma di comprensione accelerata. In un lavoro, un business profittevole, il lavoro che ami. L’elemento che unisce una famiglia divisa, un gruppo di amici, che ti riavvicina ad un figlio, un fratello, un amico.

  1. Robb Wolf: dopo anni di tribolazioni, si è messo a studiare ed è riuscito a trovare la soluzione ai suoi molteplici problemi di salute oltre ad inventarsi un nuovo lavoro che (attraverso la divulgazione) ha migliorato la sua vita e quella di molte persone in tutto il mondo.
  2. Natasha Campbell-McBride: medico nutrizionista, ha dovuto affrontare la condizione di un figlio autistico. Attraverso le sue ricerche ha elaborato la dieta GAPS, che prima ha permesso di regredire l’autismo di suo figlio. Poi, attraverso il suo studio medico, le conferenze e la pubblicazione di libri ha condiviso le sue scoperte e curato migliaia di pazienti.
  3. Michel Montaud: dentista francese, che si è trovato di fronte al dilemma del figlio, con una forte malocclusione e sovraffollamento dentale. Posto davanti al dilemma di estrarre svariati denti sani e sottoporre il figlio a lunghe cure ortodontiche, si è guardato intorno per trovare una nuova soluzione: l’attivatore. Con cui, prima ha sistemato (senza alcun trauma) la bocca del figlio e poi quella di numerosi pazienti con problemi molto più gravi del figlio.
  4. Matteo Dall’Osso: una persona coraggiosa, innamorata della vita, un guerriero. La sua storia è commovente. Diagnosticato con sclerosi multipla si affida inizialmente alle cure standard della malattia presso l’ospedale San Raffaele di Milano. Poi, grazie alla sua forza di volontà e testardaggine, scopre che una delle cause principali di aggravamento del suo stato di salute risiede nelle cure somministrategli (e che dovrebbero guarirlo), ingenerando una pesante intossicazione da metalli pesanti. Si mette contro alcuni medici, la famiglia, interrompe le cure prescritte, va a vivere da solo e viene minacciato di denuncia (dai genitori). Resiste, lotta come un leone. Sceglie di interrompere le cure tradizionali e di affidarsi ad un medico di fiducia. Ascolta il suo corpo, ed alla fine vince. La sua malattia regredisce ed oggi Matteo ha una vita normale. La sua incredibile storia potete leggerla qui.

Disattivare le cicatrici
Durante una delle numerose visite, il chiropratico (uno dei tanti), si accorge attraverso il test muscolare che la mia cicatrice (a seguito di intervento chirurgico al rene destro) è ancora attiva. Ovvero, esercitando una pressione intorno e sulla cicatrice si registra un’importante calo di forza. Questo, secondo la kinesiologia, ostacola il flusso delle energie nel corpo, impedendone l’espletamento delle corrette funzioni. Quindi, attraverso la naturopata, acquisto una pomata (Enervital) che poi viene arricchita con alcuni fiori di Bach selezionati (dopo test ad hoc), e la applico ogni giorno sulla zona interessata al fine di rendere innocua la cicatrice. Dopo il periodo prescritto, rifaccio il test, ma risulta ancora attiva. Quindi proviamo con l’agopuntura (con l’inserimento di due aghi all’estremità della cicatrice). Le sedute alla fine sono in tutto 3, della durata di circa 40 minuti ciascuna. Durante la seduta, avverto una una sorta di formicolio, ma nessun dolore. Una sensazione di rilassamento, sicuramente piacevole. Terminata l’agopuntura, rifacciamo il test, e la cicatrice risulta finalmente disattivata (o almeno così crediamo).

Lo sport fa male (secondo Maurizio Costanzo)
Ricordo questa convinzione di Maurizio Costanzo spesso esplicitata durante i suoi programmi televisivi. Lui forse, era un po’ di parte. Eppure, esistono casi in cui lo sport aggrava i sintomi. Fino ai 26-27 anni ho sempre fatto sport. Dai classici sport di squadra in età adolescenziale a discipline più individuali, su tutti corsa e palestra. Per molti anni ho corso, tutti i giorni. Nonostante i miei allenamenti, dopo poco, la performance entrava in uno stallo e non c’era modo di migliorarla. Affioravano dolori di ogni tipo (infiammazioni) che alla fine mi vedevano costretto a fermarmi. Con il tempo le cose andavano peggio. Soprattutto riscontravo che ogni qual volta compievo uno sforzo (più o meno intenso), l’insonnia (se possibile) peggiorava per più e più giorni. Solo successivamente, ho scoperto che lo sforzo intensivo aggrava i sintomi della fatica cronica. Così ho provato con attività più dolci (come lo Yoga), ma il risultato era sempre lo stesso. Fino quindi a sospendere ogni tipo di sport, visto che le cose più semplici come prendere la metropolitana per andare al lavoro comportavano uno sforzo al limite della sopportazione.

Aumentata permeabilità intestinale, questa sconosciuta
Quando sono venuto a conoscenza di questa sindrome (leaky gut sindrome), mi sono messo subito a cercare materiale. Aveva molto senso rispetto ai sintomi (anche se quando stai male, ti senti tutti i sintomi del mondo, ecco perché è un po’ rischioso farsi le diagnosi da soli). Nonostante la miriade di gastroenterologi incontrati, nessuno mi aveva mai parlato di questa sindrome. Mentre è una cosa molto “popolare” negli USA, in Italia pare di no. Quando ne ho parlato al mio medico, ha fatto il vago senza proferire parola. Poi cercando in rete, mi sono reso conto che il tema è poco dibattuto in Italia, e non c’è molto materiale a riguardo. Italiani, facciamoci qualche domanda.

Test al lattulosio, mannitolo e sucrosio
Dopo numerose ricerche (in inglese), scopro l’esistenza di questo test.  Purtroppo sono tra le poche persone a saperlo, visto che tutti i laboratori italiani interpellati non lo conoscono e mi comunicano che mi sto sbagliano con il più rinomato “test di intolleranza al lattosio”. Eppure il test (che valuta l’integrità della mucosa intestinale) è una cosa semplice e consiste nella somministrazione orale di un disaccaride (lattulosio, molecola più grande) e di un monosaccaride (mannitolo, molecola più piccola). Attraverso l’escrezione urinaria (plin-plin), si misura il comportamento paradossale (nei pazienti con danno alla mucosa intestinale) di questi zuccheri, nel senso che passeranno più facilmente le molecole più grandi rispetto alle più piccole.

Solo dopo vari contatti in tutta Italia, trovo un medico (in Lombardia), che sostiene di somministrare questo test. Lo contatto più volte sia telefonicamente che via e-mail, ma non si fa mai vivo. Alla fine desisto, e forte dei molti sintomi e delle letture in rete mi faccio la diagnosi da solo (visto che comunque la cura risiede principalmente all’interno del protocollo Paleo ed all’assunzione di Alghe Klamath, secondo uno studio dell’Università del New Mexico).

Beppe Grillo, Leonardo Rubini & la Paleodieta di Robb Wolf
Poi succede che, frequentando il blog di Beppe Grillo, il 30 Giugno 2012 appare un post con video di Leonardo Rubini, intitolato “Dalla malattia alla salute con l’alimentazione” in cui Leonardo racconta in breve la sua storia e la remissione della sua malattia (Rettocolite Ulcerosa)  grazie ad un nuovo stile di vita alimentare. Tra gli articoli più illuminanti di Leonardo, segnalo questo, assolutamente da non perdere.

Ho occasione di leggere l’articolo domenica 1° Luglio 2012. E’ quasi ora di cena, ma rimango folgorato da quanto leggo. Accedo al blog di Leonardo ed, in poche ore, mi leggo tutti gli articoli presenti. Poi vado su Amazon ed ordino il libro La Paleodieta di Robb Wolf. Infine, scrivo un messaggio a Leonardo raccontandogli in breve le mie vicissitudini e chiedendogli qualche consiglio. La sera stessa (a cena), con i primi rudimenti trovati in rete, comincio la paleodieta ed interrompo (a suon di pollo), dopo 14 anni, la dieta vegetariana. A Leonardo Rubini, va tutta la mia stima e gratitudine per avermi fatto scoprire e conoscere quello che scrivo.

Due giorni dopo, ricevo il libro di Robb Wolf, che  inizio a leggere e divorare in meno di 36 ore. Nel frattempo, ricevo i contatti di un medico rinomato nel trattare pazienti con problemi gastrointestinali. Chiamo e prendo appuntamento per il mese successivo (il primo disponibile).

Il dolore non c’è più
Con mia sorpresa, riscontro che dopo pochi giorni di Paleo dieta, il dolore al fianco è scomparso (probabilmente, fare incetta quotidiana di verdure fresche, legumi, pasta e dolci, non era la soluzione migliore). Durante la prima settimana, riesco a dormire con una certa regolarità, come non accadeva da anni, ed assaporo il ritorno alla vita. Le festa però dura poco. Ad inizio della seconda settimana, il sonno si interrompe, ed i vecchi sintomi riprendono il sopravvento, ad eccezione del dolore al fianco, che da quel momento non si è più ripresentato.

Nonostante le ultime delusioni, sono affascinato dal movimento Paleo ed ordino praticamente tutti i libri che trovo a riguardo, leggendoli sia di giorno che di notte. Simultaneamente, partecipo a tutti i forum disponibili in rete, scovando gli articoli più disparati. Mi rendo così conto di alcuni errori alimentari e provo a correggere il tiro per valutarne l’effetto. Siamo ad Agosto, e le cose continuano a migliorare. Meno dolori sicuramente, anche se il sonno è molto a fasi alterne, e non capisco bene perché.

Protocollo Paleo per migliorare il sonno
Come parte integrante dello stile di vita Paleo, provo ad applicare il protocollo per migliorare il sonno dei vari Robb Wolf & Co. Tipo:

  • Eliminare tutte le fonti di luce
    Con un lavoro certosino, tappezzo i vetri di camera con carta stagnola al fine di impedire alle prime luci del mattino di superare la barriera delle tapparelle e delle tende. Inoltre ricopro ingegnosamente il led del climatizzatore, senza comprometterne l’utilizzo. In casa mi guardano storto e forse mi prendono per pazzo.
  • Rimuovere tutti i dispositivi elettronici (telefono, sveglia, computer)
  • Andare a dormire sempre alla stessa ora
  • Interrompere tutte le attività con dispositivi elettronici e fonti di luce almeno un paio di ore prima di andare a letto
  • Non assumere caffeina dal pomeriggio in poi
  • Svegliarsi al mattino sempre alla stessa ora (il punto è che prima bisognerebbe addormentarsi)
  • Bagno rilassante con Sali di Epsom prima di coricarsi
  • E altre cose, per me, tutte inutili.

Cambiare abitudini ed orari non basta
Purtroppo, per chi ha situazioni di insonnia cronica e soprattutto alterazioni ormonali (vedi cortisolo), cambiare abitudini non serve praticamente a niente. Mi sono impegnato per settimane con il protocollo di cui sopra, con l’unico risultato di aumentare i miei livelli di frustrazione. Puoi andare a letto all’ora che vuoi, ma starai lì a guardare il soffitto, cercando di addormentarti senza riuscirci, poiché i tuoi livelli di cortisolo alle due del mattino sono alti quanto i livelli di cortisolo di una persona sana alle 9 del mattino. Non è un problema di orario o di abitudini, anche se gran parte delle persone (che non ha questo problema) pensa il contrario. Quando soffri di insonnia per anni, non è che impazzisci (anche se il rischio c’è), ma hai semplicemente dei sintomi che ti rendono chiarissimo quello che sta accadendo nel tuo corpo. Quindi eviti di perdere tempo con cose inutili.

Lo stress che genera stress
La differenza tra una minima fonte di stress (come uscire dall’ufficio un’ora più tardi del solito) ed una fonte di stress elevata (leggasi “emergenza”), non viene rilevata dal nostro corpo. L’intensità non viene in nessun modo percepita. Resta solo lo stress. Stress cronico ed insonnia si rafforzano a vicenda innescando un circolo vizioso. Ed il sistema ormonale è quello che ne risente maggiormente. In sostanza, il corpo (in condizioni di normalità) trova un proprio equilibrio tra cortisolo (per stare all’erta e svegli) e melatonina (per dormire). Cortisolo e melatonina si alternano durante il giorno e la notte, regolando quello che chiamiamo “ritmo circadiano”. Questo sfasamento impatta non solo sul sistema ormonale ma anche sul sistema digestivo ed immunitario a cui vengono sottratte energie (causando le tipiche disfunzioni alle aree interessate quali colon irritabile, reflusso gastrico etc.) affinché il corpo possa compensare l’affaticamento surrenale (adrenal fatigue). Insomma, si tratta di stress che genera altro stress.

Dieta a Zona ed Omega–3, panacea di tutti i mali. Ma non per me.
Dopo un mese di attesa, arriva poi l’appuntamento con il medico (di cui, evidentemente, non farò il nome). Dopo un lungo viaggio, arrivo a destinazione. Siamo riuniti in una saletta dove il Dottore fa una sorta di seminario-lezione con slide proiettate per spiegare (in modo molto chiaro) quella che dovrà essere la dieta. Tutto ben documentato (avendo già letto ogni tipo di libro, non c’è niente di nuovo per me, tuttavia è incoraggiante sapere che anche in Italia esistono persone del genere). Poi, è il turno della visita.

In sostanza, la cura prevede l’adozione della “Dieta a Zona” secondo (più o meno) dei principi Paleo e l’assunzione di Omega–3 dell’amico (suo) Barry Sears. Raccomandazione del medico: niente barrette, solo cibo vero. Dopo la misurazione del peso, insieme ad altri parametri ed una veloce descrizione dei sintomi, vengono stabiliti i blocchi giornalieri da consumare (13, nel mio caso). Il Dottore è sicuro del fatto di poter sistemare i miei guai (all’inizio dicono tutti così) ed anche divertito dalla sfida che ci attende. Mi congeda con un: “Ci divertiremo”. Terminata la visita, si rientra al seminario dove ci viene spiegata la ripartizione ed il calcolo dei blocchi oltre ad alcune metodologie per preparare dei piatti bilanciati. Al contempo, viene anche offerto uno snack (in zona, ma non barrette, cibo vero) ai pazienti. Poi ci salutiamo ed ognuno riparte verso casa. Mi sento rassicurato, e non vedo l’ora cominciare.

La Dieta a Zona in cucina
Così, il giorno seguente, studio a fondo la tabella degli alimenti fornita e riorganizzo la dispensa. Mi accorgo che si deve mangiare spesso, e le quantità di frutta e verdura sono davvero molto abbondanti. Niente di male per un ex-vegeteriano, penserete. Eh sì, il punto è che le fibre sono una delle cose che il mio intestino fa più fatica a digerire (cosa che ho fatto presente al dottore).

Verdure? Niente da fare
Alla prova dei fatti, tutto bene, tranne dei gonfiori addominali allucinanti. Provo a resistere, ma dopo una settimana, devo assolutamente sospendere l’aumentato intake di vegetali. Li mantengo al minimo ed integro i carboidrati con patate (non quelle dolci, ad Agosto non le ho trovate). Questa soluzione migliora fin da subito la digestione, ma dopo pochi giorni, l’infiammazione alle ginocchia (già presente) raggiunge livelli disumani, al punto che faccio fatica a salire le scale. Come riduco le patate, alternandole con carote lesse, le cose migliorano. Tant’è che nelle settimane successive (fino al successivo appuntamento col Dottore), riesco a guadagnare quasi due chili. Il sonno non è di certo perfetto, ma comunque sostenibile per un insonne cronico. Sono sostanzialmente contento dei primi risultati ottenuti.

Il secondo appuntamento
Al successivo appuntamento (un mese dopo), c’è entusiasmo per l’aumento di peso (+1.8 kg), ma totale disappunto (del medico) per aver sospeso l’assunzione di verdure e soprattutto aver aggiunto le patate. Gli spiego nuovamente le mie ragioni, ma in sostanza non riscontro approvazione né comprensione. La morale è, devi superare questo blocco psicologico con le verdure (certo, dopo 14 anni di vegetarianesimo, devo avere sicuramente un blocco). Provo ad oppormi, ma non insisto a lungo. Non c’è speranza, c’è solo la sua religione (e quella di Barry Sears) che deve necessariamente ed indistintamente valere per tutti i suoi pazienti. Mi suggerisce comunque di rimuovere le patate (contenenti saponine e con alto indice glicemico) e sostituirle con il topinambur. Rientrato a casa, riprendo il consumo consigliato di verdura e frutta. Purtroppo però, dopo pochi giorni sono nuovamente costretto a sospendere. La notte ho dei dolori lancinanti alla pancia (come ai vecchi tempi, ed è in quei momenti che vorrei chiamare il dottore per spiegargli le mie ragioni), dolori alla schiena subito dopo i pasti e forte costipazione. Si ritorna, con moderazione, alle patate e carote cotte. Se da un lato i fastidi intestinali si attenuano, l’infiammazione alle articolazioni ed anche il sonno peggiorano notevolmente.

Le teorie del Dottor Konstantin Monastyrsky
Poi vengo a conoscenza delle teorie del Dottor Konstantin Monastyrsky tramite il suo sito e mi rendo conto che le mie intuizioni (ma soprattutto i sintomi) su verdura e frutta hanno un fondamento. Con maggior sicurezza, do seguito alle mie convinzioni, eliminando quasi del tutto frutta e verdura. Ed in effetti, i dolori lancinanti al basso ventre trovano pace.

Probiotici & Prebiotici
Nel frattempo invaghito dalle mirabolanti opportunità della flora batterica, mi affaccio al mondo dei probiotici. Ne provo di vari tipi. Liofilizzati, senza glutine, refrigerati (che sostengono in molti siano i più efficaci). Poi passo a probiotici naturali, quali verdure fermentate in casa (crauti su tutti, ho praticamente una coltura in casa), grazie anche all’ausilio di questo splendido libro (Wild Fermentation) su “come fermentare la qualunque” oltre alla fermentazione del Kombucha e del Kefir (sia granuli di acqua che di latte, acquistati su ebay). Se nel caso dei probiotici confezionati (di qualunque tipo) non avverto alcuna differenza, con verdure e bevande fermentate in casa, c’è una differenza, che molto spesso si traduce in dolori addominali, come se il carico di probiotici fosse troppo potente per la mia attuale flora batterica. Solo successivamente (risolti alcuni problemi), riesco a riprendere l’assunzione di Kombucha e Kefir senza alcun problema ma con i benefici prospettati.

La Dieta GAPS
Archiviata la parentesi del medico di cui sopra, riprendo quindi le mie ricerche in rete, fino a scovare questo video di Natasha Campbell-McBride, inventrice della dieta GAPS (molto simile alla Dieta dei Carboidrati Specifici di Elaine Gotschall) ed autrice del libro La sindrome psico-intestinale (Dieta GAPS). Dopo le dovute ricerche, ordino il libro per riceverlo nel tempo più breve possibile. Infatti, il giorno seguente mi arriva. Bastano pochi giorni per leggerlo tutto.

Quindi, siccome la dieta GAPS è divisa in fasi, mi preparo la lista degli alimenti, e con spirito certosino, inizio la dieta. Ha molto in comune con il protocollo Paleo, tuttavia, ogni fase limita la scelta dei cibi a seconda dei progressi dell’intestino. Quando tutti i sintomi sono spariti, si può accedere alla fase successiva aggiungendo i nuovi cibi. La prima fase è molto semplice. Praticamente, solo brodo di ossa (bone-broth). Poi carni bollite (pollo, essendo uno dei più digeribili), tuorlo crudo e così via. Come spesso accade, durante le prime settimane tutto procede bene.

Poi, qualcosa si inceppa, ed i vecchi mal di pancia si ripresentano. Il disappunto è tanto grande quanto lo sconforto. Il regime ristretto poi non aiuta (pollo lesso al mattino e pure alla sera, tutti i giorni). Quindi provo ad inserire qualche verdura cotta, ma i risultati sono ancora peggiori, se possibile. Vado avanti ancora qualche settimana, fino a mollare il colpo ed optare per una soluzione drastica.

Il prossimo chiropratico e la manovra al fegato
Nella sfilza dei chiropratici incontrati, l’ultimo della serie sembra molto più preciso e preparato dei precedenti. Effettua tutti i test di routine e scopre che la cicatrice già disattivata con l’agopuntura è ancora attiva (in alcuni casi, anche le cicatrici disattivate si riattivano da sole, tuttavia tendo a pensare che il precedente trattamento non abbia sortito gli effetti decantati). Quindi procede con una manovra kinesiologica (direttamente con le dita sulla cicatrice) a disattivarla.

In seconda istanza, temporeggia nei pressi del fegato, riscontrando una funzionalità ridotta a causa (a suo dire) dell’eccesso di zuccheri assunti in passato (visto che ormai da qualche mese sono passato alla dieta Paleo). Esegue un’altra manovra e mi conferma che adesso è tutto ok. Sull’efficacia di questa manovra non posso confermare, tuttavia posso dire che c’era qualcosa che non andava in quella zona (vedi Digiuno).

Il Digiuno terapeutico. La mia esperienza personale.
Mangiare è diventato un incubo. Nonostante scelte accurate, selezione dei migliori ingredienti e piatti cucinati a lungo, niente sembra cambiare. Alla fine, anche l’ingestione di semplice acqua filtrata, mi provoca gonfiore. Oltre che arrendersi, non intravedo soluzioni alternative al digiuno.

Come da prassi, cerco documentazione in rete. Trovo un po’ le stesse informazioni ovunque, ma non abbastanza su esperienze personali documentate. So già qualcosa, avendo sperimentato brevi periodi di digiuno in passato. So dei vantaggi che offre e la cosa non mi spaventa affatto. L’unico cruccio è legato alla mia magrezza e l’eventuale impossibilità di accedere alle mie ridotte risorse di grasso per nutrire l’organismo. Poi però, trovo il bellissimo libro del Dr. Herbert Shelton, “Il Digiuno può salvarvi la vita” che ordino e ricevo nei giorni successivi. Il libro è davvero illuminante e fuga ogni mio dubbio (anche sulla questione grasso nei magri). Ogni giorno scrivo le mie sensazioni e progressi e, se volete, potete leggere il mio diario durante il digiuno, qui.

Il digiuno si protrae per 3 settimane (solo acqua). Molti dei sintomi regrediscono, altri scompaiono. L’insonnia resta. E non è di facile gestione durante il digiuno, visto che già le forze sono poche, e la forma principale di recupero e riposo dovrebbe essere appunto il sonno. Il fegato, che durante le prime fasi del digiuno è molto sollecitato al fine di rendere disponibili le scorte di glucosio (depositate nel fegato) sotto forma di glicogeno epatico (ed attivare la gluconeogenesi poi per sopperire al fabbisogno di glucosio) mi fa male. Ed il dolore  prosegue per oltre 10 giorni durante il digiuno, presentandosi soprattutto la notte. E’ qui che collego la diagnosi dell’ultimo chiropratico con questo fastidio prolungato. Dopo circa 11 giorni, il dolore passa spontaneamente, e da allora tutto migliora, soprattutto la fase digestiva una volta ripresa la regolare alimentazione.

Interruzione del digiuno
Allo scadere del ventunesimo giorno, decido di interrompere il digiuno. Le pressioni e le preoccupazioni dei miei cari iniziano ad essere insostenibili e le mie ultime risorse non sono più sufficienti a placare gli animi. Da un lato, mi sento molto meglio, dall’altro, sono abbastanza stremato. Così, riprendo un’alimentazione con frutta e verdura (nonostante tutti i miei pregiudizi), e con mia grande sorpresa, il mio intestino non risente di alcun fastidio. Anzi. Poi aggiungo gradualmente gli altri cibi, ed i dolori a livello gastrico sono ormai un lontano ricordo. Dal digiuno in poi, tutti i dolori addominali e problemi digestivi sono scomparsi. Il mio intestino ha ritrovato una regolarità quotidiana che non aveva mai avuto prima. Incredibile.

Chiaramente, non tutto è passato. L’insonnia è ancora presente così come altri problemi (artire, dolori articolari e non solo). Però essersi liberato di questo gonfiore permanente non è una cosa da poco. E soprattutto poter mangiare cibi gustosi a mio piacimento è una gioia infinita.

Dopo l’interruzione del digiuno e con nuovo slancio mi concentro sull’alimentazione e sul recupero del peso (-10 kg. durante il digiuno).

Prevenire e curare la caduta dei denti. Remineralizzare le carie.
La funzione digestiva sembra funzionare perfettamente, ma la questione insonnia (fattore scatenante per molti altri disturbi) deve essere assolutamente risolta. Non so bene come, visto che mi sembra di averle provate un po’ tutte. Poi però, tramite un articolo in rete durante le mie ricerche notturne, incontro questo libro Cure Tooth Decay (Prevenire e curare la caduta dei denti) di Ramiel Nagel. Cosa faccio? Ordino il libro ovviamente, che arriva prontamente a destinazione. Davvero interessante, ricco di informazioni con molti alimenti consigliati (la gran parte Paleo) per remineralizzare i denti, regredire le carie e soprattutto evitare la tecnica tanto amata dai dentisti del “Drill & Fill”, ovvero trapanare e riempire i denti di sostanze dannose come il mercurio. Vengo a conoscenza degli affascinanti studi del Dottor Weston Price, della sua Cure Tooth Decay e delle Nourishing Traditions di Sally Fallon.

Il fattore X e le scoperte del Dottor Weston Price.
Leggo velocemente tutto, aggiusto un po’ la dieta secondo le indicazioni, ed aggiungo qualche supplemento consigliato (Olio di fegato di merluzzo fermentato e l’Attivatore X scoperto dal Dr. Price nella Valle di Loetschental in Svizzera).

Non solo il dente è avvelenato. Otturazioni in Mercurio.
Rimango soprattutto incuriosito dall’impatto delle otturazioni in mercurio nei denti. Cerco in rete e leggo delle storie incredibili. Vengo a conoscenza dell’esistenza di un protocollo sicuro (per la salute del paziente) per rimuovere gli amalgami, praticato presso “dentisti olistici”. Tra le altre cose, scopro che il bistrattato parlamentare On. Mimmo Scilipoti si è fatto promotore di una legge per regolamentare l’uso delle otturazioni in mercurio per i dentisti in Italia. Anche se pare che (al momento in cui scrivo) la legge si sia arenata in qualche commissione.

Frequento alcuni forum dove si parla di questo argomento e poi, tramite alcuni amici, incontro un bravissimo chiropratico, che attraverso il test muscolare riscontra un forte scompenso a causa di uno sbilanciamento dentale (nonostante denti bene allineati dopo ortodonzia multipla) e presenza di mercurio. Mi suggerisce una dentista olistica di sua fiducia che non tardo a contattare. E’ molto occupata, e ci vorranno due mesi per la prima visita. Mi metto il cuore in pace ed intanto continuo le mie ricerche. Trovo questo video andato in onda a Report su Rai3. Poi guardo questo docu-film “The Beautiful Truth” e rimango scioccato guardando (al minuto 23:20) le fuoriuscite di mercurio impercettibili ad occhio nudo ma ben evidenti di fronte ad uno schermo a fosfori verdi. Ovvero quello che accade quotidianamente nella bocca di chi ha amalgami in mercurio nei denti. Inoltre, tra le storie che leggo, vedo che uno dei problemi comuni legati all’intossicazione da metalli pesanti è l’insonnia. Sono un po’ in panico. Vorrei fare qualcosa, ma non è possibile. Leggo tutti i forum a riguardo e, come spesso accade, i pareri sono discordi sullo stesso argomento. A chi credere?

L’Attivatore in caucciù di Montaud. Denti e benessere psico-fisico.
Continuo le mie ricerche fino ad imbattermi nel libro di Michel Montaud Denti e Salute ed il concetto di “Dentosofia” (la saggezza dei denti). Ordino il libro. Mi arriva e lo leggo tutto in una notte. Troppo forte. La sua storia, come quella di molti altri uomini e donne professionalmente illuminati nasce da un problema personale, familiare (del figlio) che mette il Dr. Montaud, in qualità di medico-dentista di fronte all’incapacità di poter evitare al figlio dolorose e ripetute estrazioni di denti e trattamenti ortodontici di dubbia efficacia a causa di una brutta malocclusione e sovraffollamento. Passata la paura, e dopo svariati studi e ricerche, Montaud scopre (tramite un amico) l’attivatore, grazie alle ricerche dei Professori Renè Soluet, Andrè Besombes e Pedro Planas. Con il dovuto scetticismo lo applica alla bocca del figlio, risolvendo il problema della malocclusione senza traumi e successivamente a centinaia di pazienti nel suo studio. Oggi Montaud non esercita più la professione di dentista ma organizza seminari in cui spiega ai dentisti gli effetti miracolosi del suo attivatore.

Le otturazioni in mercurio
Nel libro “Denti e Salute” Montaud offre (pagina 123) la sua opinione in merito al mercurio utilizzato per le otturazioni che riporto parzialmente di seguito:

Sostituire gli amalgami a un paziente porta, talvolta, a un miglioramento generale della salute. Ciò avviene per due motivi:

  1. un motivo “meccanico”: sostituendo gli amalgami, si modifica l”occlusione. La posa dei materiali alternativi (composito, inlay, o altri) richiede particolare attenzione a livello occlusivo. Avere un’occlusione equilibrata è essenziale;
  2. un motivo fisiologico: il problema dell’amalgama consiste nel mercurio liberato nella bocca e ritrovato poi un po’ dappertutto nell’organismo. Il mercurio libero non viene eliminato metaforicamente dall’organismo. Dato che non viene digerito né accumulato, l’essere umano ha bisogno di investire energia per “incistarlo”. In una persona indebolita da una malattia, l’energia necessaria per “incsitare” il mercurio viene a mancare e il mercurio diventa così tossico. Al contrario, una persone che gode di buona salute dispone di tutto il necessario per conglobare il mercurio senza alcuna conseguenza. Se il mercurio fosse l’unico responsabile, tutti coloro che portano amalgami sarebbero malati.

Ho utilizzato le parole di Montaud per esprimere quello che penso circa gli amalgami in mercurio.

La mia nuova dentista

Dopo due mesi di attesa, finalmente è il mio turno. Vado all’appuntamento con una certa eccitazione. Le racconto quello che mi è successo, lei ispeziona brevemente la mia bocca ma non dice molto. Poi ci spostiamo in un’altra stanza dove approfondiamo alcuni aspetti della mia vita. Avverto subito una spiccata sensibilità e vicinanza alla mia causa, e riscontro subito una profonda sintonia.

Mi fa camminare su e giù per la stanza, riscontrando fin da subito una postura imperfetta (spalle chiuse). Quindi mi tocca in alcuni punti, mi fa respirare profondamente (evidenziando il solito respiro affannato) e poi mi fa distendere sul lettino dove esegue alcune manovre kinesiologiche (è sia dentista che kinesiologa). In pochi secondi, interagisce ripetutamente con il mio diaframma, assestando dei piccoli colpetti nel tentativo di risvegliarlo. Poche mosse e sono di nuovo in piedi. Cammino nuovamente, e la postura è diversa. Le spalle si sono aperte (senza alcuno sforzo, tant’è che devo guardarmi allo specchio per rendermi conto del cambiamento), il respiro è finalmente libero e profondo.

Il mercurio e l’Attivatore

Mi propone l’utilizzo dell’attivatore, rendendomi chiaro che ci vorrà tempo. Considerata la “pazienza” sviluppata negli anni, non sono di certo preoccupato. Si parte.

Le chiedo delucidazioni in merito alla necessità di rimuovere gli amalgami in mercurio, ma lei non è favorevole in questa fase, visto che anche con il protocollo sicuro, c’è sempre un rilascio di mercurio durante la rimozione e vista la mia condizione di indebolimento generale, meglio partire dall’attivatore per ripristinare uno stato di salute ottimale e poi eventualmente procedere con la rimozione degli amalgami in mercurio. Mi informa inoltre che, non si dovrebbe mai sostituire più di un’otturazione ogni tre mesi.

Contro ogni previsione, solo quattro giorni dopo, l’Attivatore è pronto. Nonostante l’ennesima notte insonne, questa mattina ho una grande euforia. Mi preparo e vado all’appuntamento, sicuro di aver imboccato la strada giusta. Quando porto l’Attivatore, è come se mi attaccassi ad una bombola di ossigeno. La mia respirazione cambia e tutto il corpo ne risente.

Mi separo raramente dall’Attivatore. Non so come, ma fin da subito, mi ha dato un senso di rilassamento e benessere. Mi fa respirare e masticare correttamente. Mi costringe a tenere la lingua in posizione corretta (puntata sopra gli incisivi superiori). E soprattutto, mi fa dormire.

..continua..