Quando la dieta non basta, l’intestino ha questo problema

Un antico proverbio arabo recita così:

Le persone che seguono una dieta “sana”, assumono regolarmente integratori di qualità, hanno una stile di vita corretto e che continuano ad avere problemi digestivi, molto spesso hanno ospiti indesiderati (senza saperlo): i parassiti.

Questo è quello che ho imparato dopo aver letto l’articolo di Jordan Reasoner, in qualità di ex-paziente e fondatore (insieme a Steven Wright) del sito SCDlifestyle.

Solitamente, queste persone (me compreso) che nonostante tutti gli sforzi continuano ad avere problemi, si sono sottoposti più volte ad esami di vario genere e test microbiologici delle feci (coprocoltura) senza mai venire a capo del problema.

Infatti questo esame nel 90% dei casi (e forse più) non è in grado di rilevare assolutamente niente. Ci si ritrova quindi con un test negativo, e la presunta certezza che non ci siano invasori nel nostro intestino.

Ma la storia è un po’ diversa. E per fortuna esiste un’alternativa.

Ovvero esami molto più precisi ed approfonditi in grado di verificare la presenza di batteri patogeni, parassiti, funghi e virus. E indovinate un po’ dove viene effettuati la gran parte questi test?

All’estero. Ma va..

Patogeni: procarioti ed eucarioti

I patogeni sono di vario genere e possiamo distinguerli in batteri, virus, funghi, protozoi, vermi e parassiti.

Batteri e virus sono procarioti, sono molti piccoli e non hanno mitocondri. Si nutrono di glucosio, proteine e qualche amminoacido. Fermentano i carboidrati e sono principalmente confinati nell’intestino.

Mentre tutti gli altri sono eucarioti e per proliferare hanno necessità di ossigeno, per cui possono accedere al sangue. Si nutrono di colesterolo HDL e LDL, per cui in persone con livelli molto bassi di colesterolo, una delle cause potrebbe essere un’infezione parassitica.

Sull’argomento, di seguito riporto la traduzione di alcune parti di un interessantissimo podcast tra Chris Kresser (CK) e Paul Jaminet (PJ):

CK: quali sono i sintomi di un’infezione e com’è possibile distinguere tra i diversi tipi di infezione fungina, batterica e parassitica?

PJ: questo è il caso in cui la dieta può aiutarci nella diagnosi.

La medicina è ancora in uno stato primitivo e non serve a molto nella diagnosi di queste infezioni, tantomeno nella terapia.

Ma molti di questi patogeni rispondono in modo diverso a seconda della dieta.

E ad esempio uno dei fattori chiave è come queste infezioni rispondono alla dieta chetogenica.

I patogeni che hanno i mitocondri come funghi e protozoi possono metabolizzare i chetoni come fonte di energia.

I batteri e i virus non possono, e quindi chi segue una dieta chetogenica affamerà batteri e virus ma nutrirà funghi e protozoi. Per cui seguendo un regime chetogenico per un po’, migliorerà o peggiorerà i sintomi.

E questo può dirci quale tipo di patogeni abbiamo, se con o senza mitocondri.

Inoltre i funghi tendono a fare tutto più lentamente dei batteri, si moltiplicano più lentamente e ciò rende le infezioni fungine relativamente stabili rispetto alle infezioni batteriche che risultano molto più variabili.

CK: Sono molto interessato a quello che dici, in particolare al fatto di come i funghi possano utilizzare i chetoni e progredire con un regime chetogenico.

Una delle caratteristiche della dieta anti-candida è quella di eliminare (temporaneamente) frutta, carboidrati, tuberi, verdure amidacee e cereali.

Quello che succede è che si finisce per consumare una dieta molto low-carb, se non (in certi casi) completamente chetogenica, e io vedo molti pazienti che peggiorano sempre più seguendo queste diete , quindi mi chiedo se questo ha a che fare con il meccanismo di cui stai parlando.

PJ: Sì, è molto probabile. Non è un male seguire un regime low-carb rispetto agli standard delle diete convenzionali (Mediterranea).

Penso che l’ideale per chi ha la candida sia consumare tra 600 e 800 calorie di carboidrati al giorno. Ma ridurre eccessivamente i carboidrati presenta i rischi di un’invasione sistemica. Inoltre, non fa molto per promuovere la flora batterica sana nell’intestino.

Per cui il problema ha a che fare con l’ecologia dell’intestino, la qualità della flora batterica ed il cibo che questi batteri preferiscono digerire.

Solitamente proliferano velocemente in una parte dell’intestino.

Per cui alcuni possono preferire il colon e non trovarsi bene nel piccolo intestino, mentre altri possono trovarsi bene nel piccolo intestino oppure nella bocca.

L’Helicobacter Pylori si trova bene nella bocca, per cui possiamo avere patogeni diversi in zone differenti, ed ogni specie di patogeni in ogni zona dell’intestino produce sintomi diversi.

Perciò quando abbiamo problemi con certi cibi, solitamente è perché c’è qualche infezione o disbiosi.

E quasi sempre le cose che ci creano problemi sono quelle che nutrono i patogeni, che possono approfittarne per moltiplicarsi e rilasciare tossine, e quello che provoca i sintomi è solitamente la risposta immunitaria alle attività dei patogeni.

Per cui l’eliminazione di un cibo che ci dà problemi ci aiuterà perché affamerà in qualche modo i patogeni.

Ma ciò non garantisce che i patogeni verranno eliminati perché questi patogeni sono molto versatili, non metabolizzano una cosa sola, ma molte cose e possono quindi sopravvivere con gli altri cibi.

Se poi esageriamo con l’eliminazione dei cibi o con diete solo a base di carne (per esempio), i patogeni possono ugualmente sopravvivere metabolizzando le proteine, ed è possibile che in questa situazione stiamo affamando più i batteri buoni dell’intestino dei patogeni.

Così, facendo due conti, mi sono insospettito circa la presenza di parassiti dopo aver notato che avevo:

  • reflusso e fastidi tra le 2 e le 3 del mattino
  • ingiustificati rash cutanei solo di notte con dieta molto low-carb
  • assenza di sintomi (insonnia, problemi digestivi) durante i periodi di febbre
  • reazione allergica cutanea a aceto, funghi, olive e frutta disidratata
  • forte miglioramento dei sintomi durante lo stato di chetosi iniziale, ma non nel lungo periodo
  • infiammazione alle stelle mangiando carne rossa (ferro)

Da premettere che due anni fa, feci lo Stool test di Metametrix, che sì, evidenziò disbiosi (presenza di Clostridium difficie), ma non rilevò nessuna infezione specifica.

Emersero comunque alcuni elementi di ciriticità (alla luce di oggi), ma all’epoca ero ancora nelle mani del gastroenterologo. E quando gli mostrai i risultati del test, iniziò a ridere.

Ricordo che era un sabato mattina. Scorreva i risultati del test al telefono e rideva, rideva (tant’è che anch’io iniziai a ridere) circa l’irrilevanza scientifica di quel test.

Certo, se non capisci una parola d’inglese, parli poco italiano e comunichi principalmente in dialetto, può essere.

Era il 2012, non il 1912. Eppure..

Così, dopo due anni di tentativi, ho effettuato lo Stool test di Doctor’s Data with parasitology x3. E questi sono i risultati.

Bacteriology-Culture

La colonna verde mostra la flora batterica buona. Il numero che precede i ceppi varia da 1 a 4 ed indica la quantità rilevata. Nel mio caso va abbastanza bene ad eccezione dei Lactobacilli che sono assenti o comunqe non rilevati.

La colonna gialla presenta batteri innocui, né benefici né patogeni. Questi stessi batteri possono diventare patogeni se la colonna verde presenta eccessive carenze di flora sana o se la flora classificata come “Commensal” è presente in grandi quantità (nel mio caso al minimo: +1).

Non sono (più) un grande sostenitore di diete molto low-carb in caso di disbiosi e (soprattutto) SIBO.

La capacità di produrre adeguate quantità di glucosio dalle proteine in una dieta low-carb richiede un fegato sano, che la gran parte delle persone affette da disbiosi e leaky gut non ha.

Questa è una considerazone importante poiché la mucina che forma parte della barriera mucosale ha bisogno di glucosio per la sua produzione.

I vegetali che mangiamo forniranno pochissimo glucosio.

Molti dei componenti di questi vegetali saranno fermentati e convertiti nel colon in acidi grassi a catena corta, e non utilizzati per fornire glucosio all’organismo.

C’è bisogno quindi di una fonte sicura di amidi ricchi di glucosio (batate, taro, riso, etc) nella dieta.

Esiste anche il rischio di una carenza di glucosio che può interessare la capacità del fegato di convertire l’ormone tiroideo T4 nella sua forma attiva T3.

E questo nel tempo può portare ad ipotirodismo con sintomi come: mani e piedi freddi, costipazione, pelle secca, disturbi del sonno e mente annebbiata.

Infine, e questi sono i casi più difficili, qualcuno può non mostrare sintomi evidenti, o almeno non nell’intestino.

Un esempio classico è quello delle persone che visitano il dermatologo per problemi alla pelle (dermatite, psoriasi, eczema).

La digestione corretta di grassi, vitamine liposolubili e altri nutrieni è essenziale per una pelle sana. In caso di SIBO però, questo non succede, con il risultato che alla fine della visita vi verrà prescritta una crema per la pelle anziché suggerirvi di andare dal gastroeneterologo.

Yeast-Culture

Nella coltura dei miceti, è presente il Geotrichum, considerato normale vista la quantità. Questa specie è comunemente coinvolta nella creazione e perpetuazione della leaky gut.

DigestionAbsorption

Digestione e assorbimento. Qui, tutto bene. Oh yeah! Fibre indigerite poche. Ma in caso di problemi digestivi ed infiammazione, ricordate che:

Molte persone pensano che la fibra sia indigeribile, ma questo non è vero. La fibra è indigeribile per l’uomo, ma non per i batteri. La fibra è cibo per batteri che permette alla flora batterica di moltiplicarsi. I medici spesso raccomandano di consumare fibra ai pazienti con problemi intestinali. Ma purtroppo questo consiglio, si ritorce contro (l’intestino del paziente!).

Infatti c’è un problema, che il Dr. Paul L. McNeil spiega così:

Quando consumiamo cibo ricco di fibra, questo sbatte contro la parete cellulare del tratto gastrointestinale, rompendo il rivestimento esterno.

E ciò non può essere una cosa positiva. Infatti non lo è.

Una fibra solubile (e non insolubile) più delicata derivante da frutta e verdura può essere di maggior aiuto rispetto alla crusca del frumento, ma anch’essa può risultare utile solo in dosi moderate, e in un intestino sano.

La fibra nutre sia i batteri patogeni che i batteri probiotici, ed aumenta la popolazione di entrambi.

Quando l’intestino è danneggiato e permeabile (leaky), un maggiore numero di batteri equivale a più tossine batteriche infiltrate nell’organismo.

Una dieta povera di fibre, con l’obiettivo di ridurre la popolazione batterica nell’intestino, può essere desiderabile per i pazienti con problemi intestinali.

Giardia

Giardia e Cryptosporidium? Go home!!

Intestinal-Health-Markers

Anche qui, tutto bene!

Short-chain-fatty-acid

Acidi grassi a catena corta (SCFA) molto bene. Sarà merito dell’amido resistente? Butirrato? Si può fare meglio. Troppo poco amido resistente? 😉

Inflammation

Anche l’infiammazione è al minimo. WoW.

Microscopic-Yeast

Niente Candida overgrowth né altro. Ma in caso di sovrascrescita di Candida Albicans, tenete conto del fatto che:

Diete molte low-carb scateneranno le infezioni fungine (candida) attraverso la soppressione dell’immunità antifungina e riducendo la popolazione dei batteri probiotici nell’intestino, i quali competono con i funghi.

Una dieta bilanciata composta per il 30% da carboidrati (verdura, amidi come patate e riso e poca frutta, sempre a basso indice glicemico) è la scelta migliore in caso di infezioni fungine.

Carboidrati inferiori al 30% affamano la funzione immunitaria, il mantenimento della matrice extracellulare e la produzione di muco, tutte funzioni che ci aiutano a difenderci contro le infezioni fungine.

In questi casi, un eccesso di carboidrati oltre il 30% presenta altrettante problematiche.

Lieviti e cibi fermentati

La maggior parte delle persone (ma non tutte) con sovracrescita di funghi (tipo candida albicans) ha problemi di intolleranza o allergie ai lieviti.

I sintomi sono vari e includono:

  • naso che cola
  • prurito anale
  • sinusite cronica
  • mal di testa
  • mente annebbiata
  • lingua con patina biancastra
  • necessità di urinare frequentemente
  • costipazione o diarrea
  • eruzioni cutanee
  • ritenzione idrica
  • voglia di dolce.

E se questo è il vostro caso, la gran parte dei cibi fermentati potrebbe creare dei problemi.

La lista dei cibi potenzialmente problematici include:

  • yogurt, kefir, kimchi, crauti, kombucha, funghi, aceto, vino, olive, tè, caffè, frutta disidratata.

Per chi vuole comunque integrare con probiotici ed ha problemi di intolleranza coi lieviti, i ceppi probiotici che non ne contengono sono: bacillus coagulans, bacillus subtilis e enterococcus faecalis.

Immunology

I miei livelli di immunoglobuline A secretorie (SIgA) sono troppo bassi.

Quando una persona non riesce a debellare infezioni, funghi o allergie, le sIgA sono generalmente uno di quei fattori che meritano un approfondimento. In quanto danno un quadro chiaro di quanto forte sia l’immunità della mucosa.

Cosa sono le SIgA?

Le sIgA rappresentano tra il 75% e il 90% degli anticorpi prodotti nelle membrane della mucosa dalle cellelue, dette immunociti.

Le sIgA sono le immunoglobuline nella secrezione della mucosa.

Le cellule intestinali producono 2-3 grammi di sIgA ogni giorno e questa produzione tende a raggiungere l’apice durante l’infanzia per poi diminuire dopo i 60 anni.

Molte persone pensano che il muco si trovi solo nel naso e nelle cavità sinusali, ma in realtà ce n’è molto di più nell’intestino.

Una parete collosa di muco rappresenta la nostra prima linea difensiva contro patogeni nel tratto gastrointestinale come batteri, proteine del cibo, parassiti, funghi, tossine e virus.

La permeabilità intestinale è un altro fattore importante, in quanto se siamo in presenza di bassi livelli di sIgA, la riparazione dei tessuti della mucosa può essere compromessa.

Bassi livelli di SIgA

Il livello totale di sIgA indica l’impatto dello stress sul sistema immunitario, visto che questi anticorpi secretori compongono la parete della barriera immunitaria nel tratto digestivo.

Le persone con bassi livelli di sIgA hanno grandi difficoltà con allergie, problemi cronici della pelle ed infezioni.

E spesso, queste persone non riescono a liberarsi della Candida, almeno fino a quando non vengono ripristinati livelli adeguati di sIgA.

Celiaci e persone con disturbi autistici sono noti per avere bassi livelli di sIgA, così come la gran parte dei pazienti con morbo di Crohn e colite ulcerosa.

Se i livelli bassi di sIgA persistono, la funzione surrenale inizia a risentirne fino a sfociare in stanchezza surrenale.

Aumentare i livelli di SIgA

Dal punto di vista nutrizionale, ci sono alcuni modi per aumentare i livelli di sIgA, e questi includono l’assunzione di probiotici (Saccharomyces Boulardii), betaglucani, enzimi digestivi, colina, acidi grassi essenziali, glutatione, glicina, glutammina, fosfatidilcolina, vitamina C e zinco. E ovviamente la vitamina delle vitamine: vitamina D.

Solitamente possono volerci 4-6 mesi per ripristinare i livelli, ad eccezione di alcuni casi molto ostinati, in cui può servire molto più tempo (fino a 2 anni).

E questi casi difficili richiedono interventi mulipli per i sabotaggi in corso che indeboliscono il sistema immunitario.

Per esempio, prendersi cura di funghi, parassiti ed infezioni batteriche, supportare le ghiandole surrenali, correggere l’ipotiroidismo, migliorare la detossificazione del fegato (metalli pesanti), debellare virus latenti, eliminare gli allergeni, guarire la permeabilità intestinale (leaky gut), migliorare l’assorbimento di vitamine, minerali e amminoacidi.

E’ inoltre importante ricordare che gli ormoni giocano un ruolo importante nella produzione di sIgA.

Livelli alti di cortisolo e bassi di DHEA creano una carenza di sIgA.

Ed oltre a sopprimere gli immunociti che producono sIgA, cortisolo alto e DHEA basso causano uno stato di stress costante.

In questa condizione, l’organismo si comporta come se fosse continuamente minacciato, aumentando la richiesta di produzione di cortisolo (effetto catabolico).

Maggiore è il tempo in cui il corpo è in preda ad uno stress cronico, maggiore sarà il tempo che servirà agli immunociti per guarire e stabilizzare la produzione di sIgA, rallentando o addirittura impedendo la riparazione della mucosa intestinale.

Metametrix-Immunity

Mentre qui sopra potete vedere i risultati delle SIgA effettuate con il test Metametrix nel 2012.

Al contrario di adesso, i livelli erano alti, segno di un’attività notevole del sistema immunitario, forse nel tentativo di debellare qualche infezione o sopperire a qualche intolleranza.

Infatti anche le anti-gliadin SIgA sono molte alte e indicano una sensibilità al glutine. All’epoca del test, non avevo ancora iniziato la paleodieta e consumavo cereali.

Parasitology-Microscopy

Qui, c’è evidentemente un problema. Ovvero la presenza in quantità eccessive (Mod) del Blastocystis hominis, tra l’altro ritrovato in tutti e 3 i campioni.

Il Blastocystis è un parassita enterico protozoo inconsueto presente sia negli uomini che negli animali.

I sintomi attribuiti alla presenza di Balstocystis sono aspecifici, non presenti in tutti i portatori ed includono: nausea, costipazione, dolore addominale, gonfiore, flatulenza, diarrea acuta o cronica, stanchezza e anoressia.

Ma tutti coloro i quali hanno problemi di allergie, difficoltà al sistema immunitario, problemi cutanei e disturbi intestinali dovrebbero prendere in considerazione, in assenza di altre condizioni, la possibilità che il Blastocystis hominis sia la causa di tutto questo.

E’ stata inoltre rilevata un’associazione, (a seconda dell’intensità dell’infezione parassitica), tra la presenza di blastocystis e sintomi della pelle come orticaria ed eruzioni cutanee.

Infine, parassiti come Blastocystis hominis ma anche Dientamoeba fragilis, Shigella e Histolytica sono comunemente identificati in persone con leaky gut syndrome (permeabilità intestinale aumentata).

Ma il Blastocystis hominis è patogeno o no?

Cerchiamo sempre di trovare una risposta per tutti, ma la verità è che non esiste una risposta per tutti, perché ognuno ha un ambiente interno diverso.

Quindi per esempio, prendiamo una persona con Blastocystis hominis, che è il parassita più comune negli umani, non ha sintomi ed è completamente sana.

Poi prendiamo un’altra persona con Blastocystis homins, ed è completamente malata.

Quindi, il Blastocystys è patogeno o no? La risposta è sì e no.

Dipende dal portatore. Dipende dall’ambiente interno all’intestino, e dall’immunità innata della persona.

Nello studio “Clinical Microbiology Reviews” il Dr. Kevin Tan mostra come un’infezione di Blastocystis possa risultare in una varietà di risvolti patologici come la degradazione delle IgA secretorie (SIgA), funzione della barriera compromessa, ed induzione delle citochine pro-infiammatorie.

La degradazione della SIgA e la scomposizione della parete intestinale possono promuovere la crescita e l’invasione di patogeni gastrointestinali.

Questo potrebbe spiegare l’apparente disbiosi in pazienti con B. Hominis.

La degradazione di SIgA contribuisce alla perdita di equilibrio batterico e riduce la competenza di produzione delle cellule T-regolatorie che in cambio possono aumentare il rischio di infiammazione intestinale e sistemica.

Quando la parete intestinale è infiammata, batteri e lieviti possono traslocare.

In altre parole, possono passare dalla cavità intestinale al circolo sanguigno e provocare infezioni in qualsiasi parte del corpo, compreso il cervello.

Questa è spesso la causa misteriosa e non diagnosticata di infezioni in denti, gengive, ossa, prostata, vescica e cavità nasale.

Asse HPA e Patogeni

Come illustrato nell’immagine seguente, i batteri patogeni interessano la salute dell’asse HPA:

patogeni-asse-HPA
Oltre ai patogeni, dobbiamo ricordare che lo stress (in tutte le sue forme) provoca leaky gut.

L’aumento di cortisolo porta al distaccamento delle giunzioni strette dell’intestino.

Così come il glutine e i patogeni aprono queste porte, così fa il cortisolo.

Il cortisolo causa permeabilità intestinale che impatta direttamente sull’asse HPA attraverso la produzione di citochine.

Ma non solo.

L’infiammazione agisce anche sul fegato e riduce i livelli di triptofano nel cervello.

Aumenti di cortisolo, che siano causati da endotossiemia o stress psicologico, compromettono sempre la funzione della barriera intestinale, sia nel piccolo intestino che nel colon.

Ed una volta che si è in presenza di disbiosi, la risposta allo stress cronico che questa produce, stimolerà continuamente un’aumentata permeabilità intestinale ed un rilascio di cortisolo, in un circolo vizioso difficile da interrompere.

La disbiosi infine, associata ad una cattiva digestione produce scarti tossici come alcool, D-lattato e solfuro di idrogeno, che inibiscono la funzione mitocondriale.

La tripla terapia

In presenza di blastocystis hominis, l’utilizzo di Metronizadole (Flagyl) è spesso impiegato, con però scarsi risultati.

Altre terapie includono la somministrazione di Cotrimoxazole, Nitazoxanide.

Ad oggi, quella che pare essere la terapia più efficace è stata messa a punto dai medici del Center for Digestive diseases di Five Dock in Australia.

La tripla terapia prevede la somministrazione orale combinata per 10 giorni dei seguenti antibiotici:

  1. Secnidazole
  2. Diloxanide Furoate
  3. Septrin Forte o Bactrim DS

Se il trattamento non risulta efficace, esiste un secondo cocktail di antibiotici sempre per via orale. Ed in ultima istanza, può essere ripetuto tramite infusione colonica (via colonscopia) direttamente nel piccolo intestino.

Parassiti ed intolleranze alimentari

Quando l’organismo è inibito o colonizzato da batteri indesiderati, eccesso di funghi o parassiti in modo ripetuto, questo riflette uno squilibrio non solo nel tratto digestivo ma anche nel sistema immunitario.

Un’immunità indebolita aumenta significativamente il rischio di infezioni da parte di questi organismi patogeni. Ed in questa situazione, ciò che favorisce le intolleranze alimentari, favorisce anche i parassiti.

Infatti, le intolleranze alimentari sono un possibile indicatore della presenza di un’infezione parassitica.

Si pensa che i parassiti alterino l’attività immunitaria nell’intestino e provochino infiammazione, condizioni che aumentano il rischio di reattività delle IgG agli antigeni del cibo.

L’associazione tra parassiti ed intolleranze è qualcosa di ancora poco chiaro in termini di diagnosi, anche se sempre più evidenti sono i collegamenti tra le due cose.

L’infiammazione causata dai parassiti e le tossine che producono possono anche aumentare il rischio di permeabilità intestinale (leaky gut), ed è questo che più direttamente porta allo sviluppo di intolleranze alimentari.

Paul Jaminet su “Lipopolisaccaridi (LPS), pelle ed intestino”

Quando c’è un problema con un’intera classe di cibi, come i grassi, è molto probabile che siamo in presenza di disbiosi o di qualcosa che non funziona, che dev’essere sistemata.

L’acne ad esempio, penso sia comunemente causata dalle tossine in circolazione, chiamatele tossine da die-off di patogeni, queste possono essere componenti della parete cellulare da funghi, o lipopolisaccaridi da batteri.

Avete quindi queste tossine in circolazione e in termini di sistema immunitario, circa l’80% si trova nell’intestino, mentre il 20% nella pelle.

Per cui in presenza di segnali infiammatori e tossine in circolo, le tossine si incontreranno con le cellule che produrranno una risposta immunitaria principalmente nell’intestino e nella pelle, e quindi molto spesso quando abbiamo queste tossine in circolo e abbiamo qualche tipo di disbiosi, avremo anche della manifestazioni cutanee.

Possibili terapie alternative ai parassiti intestinali

Si tratta di rimedi naturali alternativi agli antibiotici.

Funghi e batteri

  • Acido undecilenico
  • Acido caprilico
  • Uva ursina
  • Uncaria Tomentosa (Unghia di gatto, cat’s claw)
  • Pau d’arco

Parassiti

  • Artemisia Asinthum (wormwood extract)
  • Estratto di foglia d’ulivo
  • Estratto d’aglio
  • Estratto di mallo di noce nera (black walnut extract)

H. Pylori e overgrowth batterico

  • Berberina
  • Radice di Yerba Mansa
  • Estratto di Origano

Visto che le piante hanno spesso a che fare con funghi patogeni, molte spezie ed erbe hanno sviluppato capacità antifungine.

Per cui se adottate una terapia con integratori botanici, fatelo con cautela, poiché essendo questi prodotti molto concentrati possono essere più potenti di quanto il vostro corpo sia in grado di sopportare e quindi subire gli effetti negativi del die-off, formalmente noti come reazione di Herxeimer.

Vitamina C, ipoglicemia ed intestino

Dove ci sono stati fermentativi intestinali, quasi inevitabilmente c’è ipoglicemia e viceversa.

Le due cose sono in stretto collegamento.

La ragione di questo sta nel fatto che la fermentazione produce alcool, e l’alcool ha un effetto molto destabilizzante sulla glicemia.

In parole semplici, i lieviti fermentano monosaccaridi e disaccaridi (fruttosio, glucosio, saccarosio), mentre i batteri fermentano disaccaridi, polisaccaridi ed amidi.

Per cui, se avete problemi di fermentazione intestinale, la D.ssa Myhill suggerisce la somministrazione di almeno 4 e fino a 10 grammi di vitamina C (acido ascorbico) in un’unica dose, prima di andare a letto.

Gran parte della vitamina C assunta non viene digerita ma rimane nell’intestino durante la notte ed aiuta a ridurre il carico microbico, quando l’intestino è svuotato.

Troppa vitamina C, può irritare e causare diarrea, quindi aggiustate la dose. Anche se secondo il Dr. Thomas Levy bisogna ricordare, in ogni caso, che:

la diarrea provocata dalla vitamina C è una buona cosa da subire periodicamente poiché ripulisce gli intestini e disintossica sacche di tossicità che si annidano nell’intestino.

Perciò, se i sintomi della tolleranza intestinale non provocano disagio, è probabilmente perfino meglio, per mantenere a lungo una buona salute, mantenere le dosi di C ai livelli che inducono questi sintomi.

Se assumete vitamina C, assicuratevi di integrare con altri cofattori (bioflavonoidi).

Infatti assumere solamente acido ascorbico può portare all’esaurimento di altri cofattori che alla fine impediscono un uso appropriato dell’acido ascorbico e che possono addirittura causare una carenza di vitamina C.

La mia attuale terapia contro il Blastocystis hominis prevede:

  • Burbur Tincture – Nutramedix
  • Takuna – Nutramedix
  • Intenzyme forte – Biotics Research
  • Saccharomyces Boulardii (promuove l’azione antimicrobica e supporta la produzione di SIgA. Inibisce inoltre l’interleuchina-8, riducendo l’infiammazione)
  • A.D.P. with emulsified oreagno oil – Biotics Research
  • Lactobacillus GG Culturelle – Allergy Research Group
  • X-Factor Gold High Vitamin Butter Oil (in particolare vitamina A per la modulazione dell’attività delle cellule T-regolatorie).

Questa terapia avrà durata di 6-8 settimane. Se non ci saranno miglioramenti, prenderò in considerazione la tripla terapia a base di antibiotici del CDD in Australia.

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Bibliografia Libri: 12345678910

85 Commenti

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