Glicemia alta ed insulino-resistenza fisiologica nelle diete low-carb

Valori ottimali della glicemia basale

Secondo vari studi, una normale glicemia basale (la mattina a digiuno) in persone sane dovrebbe essere di 83 mg/dl o inferiore. Anche se molte persone senza problemi di salute hanno una glicemia a digiuno intorno a 75 mg/dl.

Mentre molti medici vi diranno che qualsiasi valore al di sotto di 100 (o addirittura 110) è normale, in questo studio soggetti con glicemia a digiuno sopra 95 correvano un rischio 3 volte maggiore di sviluppare il diabete rispetto a soggetti con valori al di sotto di 90 mg/dl.

Questo studio dimostra un aumento di rischio progressivo di malattie cardiache in uomini con glicemia basale sopra 85 a confronto con soggetti con valori di 81 o inferiori. Infine, esistono molti studi che mostrano come una glicemia basale “normale” di circa 95 predica una diagnosi di diabete dopo 10 anni.

Ad ogni modo, molto più importante della glicemia basale è il numero di ore durante la giornata in cui i nostri livelli di zucchero superano il limite di circa 140, valore oltre cui iniziano le complicazioni.

Per chi consuma una dieta low-carb, i valori possono essere diversi dal “normale” senza però destare preoccupazioni (più in basso la spiegazione).

I livelli di zucchero nel sangue devono rimanere stabili all’interno del range 80/99 mg/dl. Dopo il consumo di carboidrati, i livelli di zucchero aumentano, tuttavia non dovrebbero mai superare il valore di 140 (e forse anche 125) che dovrebbe comunque tornare ai livelli di normalità entro poche ore.

Quando i valori glicemici non rientrano nei livelli indicati, problemi significativi possono manifestarsi. Infatti, il tasso di mortalità si riduce al minimo quando la glicemia basale (a digiuno) e a due ora di distanza dal pasto rimane nel range 81/108 mg/dl. Valori superiori o inferiori sono associati ad un maggior rischio di morte.

L’iperglicemia nei diabetici porta al danneggiamento degli organi ma anche in soggetti non diabetici, picchi glicemici postprandiali (a due ore dal pasto) causano danni ai nervi ed aumentano notevolmente il rischio di infarto e cancro. Per evitare questi rischi è quindi importante mantenere livelli di zucchero postprandiali nel sangue inferiori a 140 mg/dl.

Come fare per abbassare la glicemia?

La risposta più semplice potrebbe essere: abbassare i carboidrati.

Tuttavia risulta che con diete low-carb, gran parte del corpo diventi insulino-resistente, ovvero non risponde ai segnali dell’insulina in modo che il glucosio venga indirizzato nel fegato dove può essere immagazzinato sotto forma di glicogeno e rilasciato successivamente ad uso del cervello.

Questo stato di “insulino-resistenza fisiologica” è una risposta protettiva del corpo che si assicura che il cervello ottenga i benefici di un limitato apporto di glucosio. Ma ha anche un effetto paradossale: siccome il resto del corpo si rifiuta di assorbire glucosio ed il fegato lo incamera lentamente, un pasto a base di carboidrati è seguito da livelli postprandiali di zucchero nel sangue più alti nei soggetti che seguono una dieta low-carb rispetto a soggetti che consumano una dieta ricca di carboidrati.

Questo meccanismo trova riscontro anche negli studi condotti sulla popolazione dei Kitava, che nonostante consumino una dieta ricca di carboidrati (70% della dieta), hanno una glicemia basale di 63 ed un’aspettativa di vita di circa 70 anni (senza accesso a cure mediche né cibi moderni).

In breve, diete a basso contenuto di carboidrati possono aumentare il rischio di iperglicemia postprandiale. Ora però, prima di correre in cucina ad abbuffarvi di carboidrati per abbassare la glicemia ;-), vediamo quali sono gli effetti di questo innalzamento glicemico fisiologico per i low-carbers.

Insulino-resistenza fisiologica

Ridurre l’apporto di carboidrati produce un calo naturale nei livelli di insulina, che al contempo attiva l’ormone lipasi sensitivo (enzima sciogli-grasso). Il tessuto grasso viene quindi scomposto e i grassi acidi non-esterificati (NEFA) vengono rilasciati nel sangue. Questi NEFA sono immagazzinati dai muscoli, che li usano come energia. E siccome i bisogni energetici dei muscoli sono stati già soddisfatti, la sensibilità all’insulina diminuisce.

Questo è assolutamente logico visto che i muscoli funzionano bene con i grassi e quindi il glucosio può essere lasciato a tessuti come il cervello, che ne ha realmente bisogno.

Quando i muscoli sono in modalità di “rifiuto verso il glucosio”, il minimo input – sia da cibo o da gluconeogenesi – produrrà dei picchi glicemici notevoli. Questo va comunque bene se si continua a seguire una dieta low-carb.

Se state seguendo una dieta low-carb, e dovete sottoporvi al test di tolleranza al glucosio (curva glicemica), utilizzate un piccolo accorginmento affinché i vostri risultati non spaventino il vostro medico. Ovvero, per i tre giorni precedenti al test, consumate 150 grammi di carboidrati. Altrimenti, è molto probabile che vi ritroverete con valori da pre-diabete o addirittura diabete conclamato, senza tuttavia soffrire di questa patologia. Infatti, anche un solo pasto ricco di grassi può provocare una insulino-resistenza fisiologica fino al giorno successivo al pasto.

Non c’è quindi da stupirsi (e forse neppure da preoccuparsi) se in un soggetto che segue una dieta a basso contenuto di carboidrati, la glicemia basale aumenta (90-105). Sempre che i valori dell’emoglobina glicata (in assenza di problemi legati ad un eccessivo ricambio di globuli rossi) e della glicemia postprandiale siano in ordine.

Insomma, se ci fosse ancora bisogno di ribadirlo, i grassi non fanno male. E neppure le diete low-carb. A breve la seconda parte in cui capiremo perché l’indice glicemico non è sempre il miglior strumento per scegliere i cibi da consumare.

Bibliografia

  1. Perfect Health Diet ” di Paul & Shou-Ching Jaminet
  2. Primal body, primal mind” di Nora T. Gedgaudas
  3. Protein Power” Di Michael / Mary Dan Eades
  4. Good calories, bad calories” di Gary Taubes
  5. http://high-fat-nutrition.blogspot.it/2007/10/physiological-insulin-resistance.html
  6. http://chriskresser.com/how-to-prevent-diabetes-and-heart-disease-for-16

8 Commenti

  1. alan 2 giugno 2013
  2. Chiara 23 settembre 2013
  3. Marco 21 gennaio 2015
  4. Antonio 17 marzo 2015
  5. giacomo 20 marzo 2015
  6. Yenia 21 settembre 2015
  7. Gabriele 2 giugno 2013
  8. Gabriele 17 marzo 2015

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