Stanchezza surrenale e fatica cronica: sintomi, test, rimedi

Dopo il primo articolo su stanchezza surrenale e cortisolo, procediamo con la seconda parte.

Sebbene la stanchezza surrenale (fatica cronica) sia un termine comune per descrivere bassi livelli di cortisolo, ci sono altre cose da sapere.

Secondo lo studio “Diagnosis and treatment of Hypotalamic-Pituitary-Adrenal (HPA) Axis Dysfunction in Patients with Chronic Fatigue Syndrome (CFS) and Fibromyalgia (FM)” il Dr. Kent Holtorf sospetta che un Asse HPA pigro (comunicazione dall’ipotalamo, alla ghiandola pituitaria, alle ghiandole surrenali) sia il problema, anche se l’esatta disfunzione non è conosciuta.

Per cui, una gran parte di pazienti con problemi alla tiroide si trova a registrare un ipofunzionamento delle ghiandole surrenali, con conseguenti bassi livelli di cortisolo che complicano la loro condizione di ipotiroidismo.

Tra i sintomi più comuni in chi ha problemi di cortisolo (alcuni sono simili sia per carenza od eccesso) sono:

  • non sentirsi riposati al risveglio (se richiedete cortisolo quando state dormendo significa che non state “ricostruendo e rigenerando” come dovreste. E’ inoltre praticamente impossibile recuperare dopo l’attività fisica)
  • aumento o perdita anormale di peso a causa di insulino-resistenza
  • senso di affaticamento dopo i pasti a causa dell’insulino-resistenza
  • livelli cronici elevati di glucosio (glicemia alta)
  • molta energia nervosa
  • insonnia o sonno molto disturbato
  • problemi al tratto gastrointestinale (in presenza di troppo o troppo poco cortisolo l’intestino spazza via gli anticorpi secretori Iga, che sono la prima difesa del sistema immunitario nell’intestino con disbiosi e aumentata permeabilità intestinale – leaky gut syndrome. Molto frequenti intolleranza al glutine e celiachia)
  • problemi di apprendimento e memoria
  • un eccesso di cortisolo può deprimere i livelli di tiroide T3 poiché sopprime un enzima responsabile della conversione da T4 a T3
  • desiderio di consumare zuccheri e caffeina (il cortisolo è un ormone degli zuccheri del sangue, è disegnato per modulare ed aumentare i livelli di zucchero nel sangue quando ne abbiamo bisogno.Possiamo seguire anche una perfetta paleo dieta chetogenica, ma se i livelli di cortisolo sono bassi e c’è la necessità di generare del glucosio, è assai possibile che non ne saremo capaci (se c’è qualcosa che limita il segnale di output dell’ipotalamo, come ad esempio un’infezione virale – parassitica).

Una lista più completa con i sintomi da cortisolo basso e alto è disponibile in questa pagina.

Altri sintomi da cortisolo basso sono: 

  • fatica cronica
  • bassa tolleranza al freddo e allo stress
  • cattiva circolazione
  • ipoglicemia
  • voglia di consumare zuccheri e caffeina
  • bassa pressione
  • apatia o depressione
  • poca energia
  • dolori alle articolazioni
  • debolezza muscolare
  • continuo bisogno di dormire
  • poca resistenza alle infezioni
  • temperatura corporea troppo bassa

Test da fare a casa per la stanchezza surrenale

Se vi ritrovate in alcuni dei sintomi riportati, siete spesso stanchi e fate fatica a prendere sonno, potete eseguire almeno uno dei testi illustrati di seguito per verificare lo stato di salute delle vostre ghiandole surrenali.

Test della temperatura corporea

Con questo semplice test è possibile determinare la condizione della tiroide e delle ghiandole surrenali, misurando la temperatura corporea 3 volte al giorno per almeno 5 o 6 giorni consecutivi.

La prima misurazione (con un termometro, possibilmente al mercurio mantenendolo per 5-7 minuti sotto la lingua o 10 minuti sotto l’ascella) dopo 3, 6 e 9 ore dal risveglio mattutino per un totale di 3 rilievi giornalieri.

Se all’ora della rilevazione, avete appena mangiato o fatto attività fisica, attendete 20 minuti prima di procedere con la misurazione.

Alla fine di ogni giornata, calcolate la temperatura media delle 3 misurazioni. Se la temperatura media tra un giorno e l’altro oscilla di almeno 0,1 °C, è molto probabile che ci sia una qualche disfunzione surrenale.

Test della pressione sanguigna

Per questo test, serve uno sfigmomanometro (e qualcuno che sappia utilizzarlo).

Rimanete seduti o distesi per almeno 5 minuti e poi procedete alla prima misurazione della pressione restando sempre seduti o distesi.

Quindi alzatevi di scatto e misurate nuovamente la pressione (rimanendo in piedi).

In soggetti con ghiandole surrenali sane, la pressione sanguigna della seconda rilevazione aumenterà di 10-20 punti a seguito della spinta per far arrivare il sangue al cervello. O almeno, rimarrà uguale alla prima misurazione.

Se invece la pressione diminuisce nella seconda rilevazione (in piedi), è molto probabile che le vostre ghiandole surrenali si siano “impigrite”. Il test risulta più affidabile se effettuato al mattino.

A questo punto, se vi ritrovate nei sintomi da stanchezza surrenale e uno dei test proposti risulta “positivo”, è opportuno procedere con esami scientificamente più attendibili.

Il test del Cortisolo ematico (sangue) è assolutamente inutile

La medicina convenzionale solitamente è in grado di diagnosticare la sindrome di Cushing (eccesso di cortisolo) e la malattia di Addison (carenza di cortisolo), ovvero quando ormai la situazione è quasi irreparabile.

Ma tra una funzione surrenale perfettamente sana e le malattie summenzionate, c’è una grande popolazione di persone (“sane” per la scienza ma “malate” de facto, spesso catalogate come depresse) che vive come in un limbo e che soffre di questa sindrome moderna, la “stanchezza surrenale” (o fatica cronica) che i normali test non riescono ad individuare.

Gli ormoni sierici sono legati alle proteine al 99% (e quindi non disponibili) per cui non è possibile vedere quello a cui ha veramente accesso il nostro corpo.

Anche quando viene effettuato il test con frazione libera che mostra quanto ACTH è disponibile, in realtà è come guardare solamente un fermo immagine di un film intero.

In definitiva, con il test del cortisolo ematico (prelievo del sangue al mattino ed alla sera), i vostri risultati potrebbero essere perfetti (come spesso accade) ma in realtà nascondere una serie di problematiche (soprattutto in presenza di sintomi come stanchezza cronica, difficoltà ad addormentarsi e così via) non rilevabili con questo test.

Per avere una situazione più chiara sulla vostra produzione di cortisolo, il test più indicato risulta essere l’ASI (Adrenal Stress Index), test che prevede da 4 a 6 prelievi salivari nell’arco delle 24 ore (vedi paragrafo sotto).

Il test più affidabile: Adrenal Stress Index (ASI)

Ovvero, il cortisolo salivare nelle 24 ore. Questo test è semplice e non invasivo e si può ordinare direttamente a casa (in Italia, si deve!), senza la necessità di prescrizione medica.

Prima di farlo però, è importante far trascorrere almeno 15 giorni nel caso in cui stiate assumendo integratori stimolanti per le ghiandole surrenali (tipo corteccia surrenale, ormoni come il DHEA o erbe adattogene come Ashwagandha).

La bellezza di questo test è che prende in considerazione i livelli di cortisolo libero e disponibile, cosa che il test ematico non fa.

Inoltre prevede da 4 a 6 prelievi durante il giorno permettendo di capire con esattezza l’intero ciclo surrenale durante le 24 ore.

Il giorno prima di effettuare il test, può essere d’aiuto bere molto acqua. Durante il test, tenete un limone a portata di mano che “snifferete” per aiutarvi a produrre sufficiente saliva per riempire una boccetta (ci vogliono circa 5-10 minuti di “sputi” per riempire ogni boccetta).

Se durante il prelievo di saliva dovete interrompere per qualche motivo, congelate la boccetta e riprendete il giorno successivo.

Il campione dovrà poi essere spedito immediatamente e recapitato entro il giorno successivo assicurandosi che venga consegnato (se possibile) in giornata o nelle 24 ore successive per evitare il deterioramento della saliva con conseguenti risultati del test falsati.

Per quello che ne so, non mi risulta che questo test sia disponibile in Italia. Se così non fosse, vi sarei grato se poteste farmelo sapere in modo da rendere tale informazione disponibile sul blog a chiunque la stia cercando.

Tuttavia è possibile effettuare questo esame tramite True Health Labs in UK (non preoccupatevi, vi spediranno il kit a casa che dovrete rimandare indietro con i campioni di saliva. I risultati verranno spediti tramite e-mail).

Purtroppo, molti medici non sanno neppure dell’esistenza di questo test. Per cui in questi casi, il sano fai-da-te può essere necessario.

Come interpretare i risultati dell’ASI Test

Va da sé che quando si ha a che fare con la propria salute ed in particolare con il nostro sistema endocrino, non si può certo improvvisare la terapia. Il rischio di creare danni (anche gravi) è elevato. Quello che sto per scrivervi è ciò che potrebbe essere il risultato “normale” di un test salivare in soggetti con funzione HPA / surrenale sana:

  • Prelievo delle 8.00: valori al top del range per aiutarvi a svegliarvi belli freschi
  • Prelievo delle 11.00-12.00: valori nel quarto superiore ma non così alti come al mattino
  • Prelievo delle 16.00-17.00: valori a metà del range
  • Prelievo delle 23.00-00.00: al minimo del range (tipo 1 in una scala 1-4) per aiutarvi ad addormentarvi.

Solitamente è lo stesso laboratorio che somministra il test a darvi indicazioni sui risultati dell’esame.

Altri test da effettuare (se li trovate, i primi 2) utili per la diagnosi dei livelli di cortisolo e stanchezza surrenale:

Cyrex test (l’unico test attendibile su anticorpi ed intolleranze alimentari)

Ricerca parassiti intestinali Genova Diagnostics

– Glicemia, emoglobina glicata, (magari comprarsi un glucometro può essere utile), Proteina C Reattiva, omocisteina e colesterolo.

Come trattare le ghiandole surrenali

Prima di procedere con la lista di possibili integratori e diete da seguire, ci tengo a precisare che non si tratta di una terapia ma semplicemente di quelli che possono essere gli integratori più efficaci ed i cibi più utili in questo tipo di patologia.

Come sempre, solo un medico che conosce il vostro caso specifico saprà dirvi se e quali di questi potranno fare al caso vostro senza creare effetti collaterali.

Per cui, astenetevi dal fare la spesa ed ingozzarvi con pillole e polverine di ogni tipo senza un consulto professionale.

Accorgimenti fondamentali per la dieta e lo stile di vita

I cibi che sceglierete di consumare sono fondamentali nel guarire da questo problema. Qualsiasi integrazione o altra strategia risulterà vana se mancherete di curare l’alimentazione come indicato nel protocollo sviluppato dal Dr. Datis Kharrazian, uno dei massimo esperti sull’argomento cortisolo e stanchezza surrenale.

  • consumare una colazione ricca di proteine (entro un’ora dal risveglio), grassi e con pochissimi carboidrati. Considerato che saranno passate molte ore dall’ultimo pasto, è possibile che le ghiandole surrenali siano state chiamate in azione. In special modo se vi siete svegliati tra le 3 e le 4 del mattino. E’ quindi necessario “calmare” il sistema con un pasto a base di proteine, grassi e pochi carboidrati. Fare colazione in condizioni di disglicemia può risultare piuttosto difficile. E’ assolutamente possibile che vi alziate senza alcun appetito oppure addirittura con un senso di lieve nausea. Questo è un effetto collaterale degli ormoni surrenali che una tazza di caffè peggiora ulteriormente. E’ importante costringersi a mangiare anche poche proteine e grassi. Questo eliminerà il senso di nausea e stabilizzerà la glicemia entro 2-3 giorni (dopo cui non avrete più quel senso di nausea mattutino).
  • consumare piccoli pasti a base di proteine e grassi di qualità ogni 2-3 ore. L’obiettivo è quello di mantenere livelli di glicemia stabili, evitando che le ghiandole surrenali intervengano (producendo cortisolo) per bilanciare i livelli di zucchero nel sangue. Far passare troppo tempo tra un pasto e un altro esacerba i sintomi. Semi e noci, uova, carne, pesce o un frullato di proteine a basso contenuto di carboidrati sono alcuni esempi di snack da poter fare. Come la disglicemia migliora, potrete aumentare il tempo senza mangiare che intercorre tra un pasto e l’altro.
  • trovate il vostro limite massimo di tolleranza ai carboidrati e non superatelo. Una dieta ricca di carboidrati è la radice della disglicemia, oltre a scombinare il sistema ormonale provocando cattiva digestione ed un sistema immunitario indebolito. Per scoprire il limite di carboidrati, potete adottare questa regola. Se vi sentite assonnati o avete voglia di qualcosa di dolce dopo il pasto, significa che avete consumato troppi carboidrati. Se soffrite di insulino-resistenza, è probabile che vi sentiate stanchi dopo il pasto anche se non avete consumato alcun carboidrato. In questo caso, l’alimentazione non basta e dovrete affidarvi ad un bravo medico che possa prescrivervi alcuni nutrienti (come cromio, ALA, magnesio, zinco ed altro ancora) da assumere sotto forma di integratori. Infine, anche le intolleranze a certi cibi possono causare senso di fatica e desiderio di consumare zuccheri dopo il pasto.
  • non consumare dolci o cibi zuccherini (anche la frutta) prima di andare a dormire. Questa è una delle cose peggiori che una persona ipoglicemica possa fare. I livelli di zucchero crolleranno durante la notte prima del prossimo pasto (colazione) ed è molto probabile che le ghiandole surrenali debbano entrare in azione (per ripristinare i livelli di glucosio nel sangue) causando un senso di spossatezza al mattino od un risveglio alle 3 del mattino con un senso di ansietà.
  • evitare tutti gli stimolanti surrenali. Per molte persone questo significa caffeina, incluso caffè decaffeinato, nicotina, alcool, istamina, sovrallenamento. L’unica eccezione è il tè verde che può aiutare le persone con insulino-resistenza.
  • consumare una dieta ricca di vegetali, carni e grassi di qualità. Vi suona familiare con una certa paleo dieta?
  • eliminare parassiti ed agenti tossici. Parassiti, patogeni, infezioni e metalli pesanti (amalgame nei denti, ad esempio) possono influire sulla salute del sistema immunitario in un modo che abbia impatto sui livelli di zucchero nel sangue.
  • eliminare tutti quei prodotti che contengono sostanze (come il glutine) che provocano una reazione autoimmune. Nel caso del glutine, non solo nel cibo ma anche in saponi, cosmetici, shampoo e lozioni. Se ciò non è sufficiente, provare con il protocollo autoimmune (per almeno 30 giorni) eliminando dalla propria dieta uova, semi, noci e solanacee (pomodori, melanzane, peperoni, patate).
  • eliminare dalla dieta tutti gli alimenti indesiderati come cereali (anche il riso), patate (ed altri amidi), legumi, latticini, tutti i cibi raffinati, tutte le fonti di zucchero raffinato e non (frutta inclusa, ad eccezione di un consumo occasionale di qualche mirtillo, lampone e ribes), succhi di frutta, tutti i cibi modificati geneticamente, tutte le forme di soia, oli vegetali idrogenati, sali raffinati, pesce allevato o pescato nei mari dell’emisfero Nord oceanico (troppo inquinamento)
  • non intrattenetevi davanti ad uno schermo luminoso fino a tardi (sopprime la produzione di melatonina)
  • prendetevi un periodo di vacanza quando potete
  • spendete tempo fuori con gli amici e le persone a cui volete bene
  • meditate, fate yoga
  • attività fisica moderata (l’attività fisica intensa esacerba i sintomi) a ritmo blando come camminare
  • riposo adeguato e gestione dello stress

Cosa mangiare?

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  • pesce selvaggio fresco da mari locali e se possibile poco contaminati (Mediterraneo ed emisfero Sud dell’oceano)
  • verdure da agricoltura biologica da consumare crude, cotte o fermentate. Con enfasi sui vegetali ricchi di zolfo come broccoli, cavolfiore, asparagi, cavoletti di Bruxelles, aglio, cipolle, porri e così via.
  • tutto il grasso che volete (se possibile di origine biologica) come olio d’oliva, olio di cocco, latte di cocco, grasso d’anatra, sego, avocado, olive, noci, ghee, etc..
  • frutta al minimo, concedendosi occasionalmente qualche mirtillo, lampone, ribes, fragole
  • condimenti come aceto di mele, sale rosa dell’Himalaya o sale integrale dell’Atlantico, aceto balsamico di qualità (senza amido di mais e zucchero o prodotti raffinati come la glassa)
  • se proprio avete bisogno (ogni tanto) di sentire qualcosa di dolce, utilizzate la Stevia
  • acqua filtrata / purificata
  • noci brasiliane (ricche di vitamina E e selenio che aiutano a riciclare livelli di glutatione più facilmente) “attivate“.

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Integratori ad hoc

  • Vitamina C. Le ghiandole surrenali (in particolare corteccia e midollo) contengono la maggiore quantità di vitamina C del corpo.
  • Vitamine del gruppo B. Cruciali per ottimizzare la funzione surrenale. In particolare B1 (tiamina), B2 (riboflavina), B3 (niacinamide), B5 (acido pantotenico), B12 ed altri donatori di metile (metilfolato, B6)
  • Trans-resveratrolo in dosi concentrate. Questo integratore insieme alle capsule di curcuma è molto importante per limitare alcuni processi infiammatori molto dannosi.
  • Integrare con precurosi dell’Acetilcolina (tipo Alfa-glicerofosforicolina)
  • DHEA (alcuni sostengono che abbassi il cortisolo in soggetti con problemi di cortisolo basso, altri sostengono il contrario. Quando possibile, sempre meglio evitare di assumere ormoni).
  • Olio di fegato di merluzzo (possibilmente fermentato)
  • NAC (Acetilcisteina), con dosi da 500-1000 mg per 2-3 volte al giorno. Questo vi aiuterà a produrre glutatione.
  • Fosfatidilserina: presa solitamente prima di andare a dormire con una dose variabile da 300 a 1000 mg aiuta ad abbassare i livelli di cortisolo. Si tratta di un acido grasso che si trova nelle cellule del sistema immunitario e del cervello e nei tessuti muscolari. L’unico problema è che molti prodotti contengono soia. Uno dei peggiori alimenti possibili, soprattutto per chi ha problemi tiroidei. Esiste un prodotto che si chiama Seriphos che non contiene soia. Probabilmente ce ne saranno anche altri.
  • Ashwagandha (Withania Somnifera, che non è affatto un sonnifero!)
  • Radice di Ginseng
  • Radice di Zenzero
  • Radice di Liquirizia (glicirrizina), da assumere al mattino o nel primo pomeriggio (in assenza di pressione alta, diuretici, gravidanza, diabete, malattie cardiovascolari o renali, questa radice grazie al suo acido glicirrizico rappresenta un supporto naturale per le ghiandole surrenali poiché rallenta e può inibire la decomposizione del cortisolo nel fegato. Le quantità raccomandate variano da 300 mg a 500 mg al giorno. Visto però che non esistono studi che garantiscano la sicurezza di questa integrazione oltre le 6 settimane, meglio scegliere di sospendere l’assunzione di questa radice per 2 settimane ogni 6 di integrazione).
  • Zinco (alcuni studi riportano che dosi da 25 mg a 50 mg abbassino i livelli di cortisolo anche a 4 ore dall’assunzione. Va preso ai pasti per proteggere la mucosa dello stomaco. Alcuni aggiungono anche 2-4 mg di rame poiché lo zinco può diminuire i livelli di rame).
  • Holy Basil o Basilico Sacro (l’Ocimum Tenuiflorum o Sanctum ha proprietà che abbassano i livelli di cortisolo e può anche aiutare nella regolazione della glicemia e funzionare come antiossidante)
  • Relora (è un estratto della corteccia delle piante officinali Magnolia e Phellondron Amurense. Quando assunta, la Relora può ridurre livelli alti di colesterolo, attaccandosi ai recettori del cortisolo che il corpo accetta come segno che non ha più bisogno di produrre ulteriore cortisolo).

Nei casi più “gravi”, si utilizzano somministrazioni di idrocortisone e cortisolo. In questi casi, servono medici molto preparati sull’argomento (cosa purtroppo non semplice da trovare) per evitare spiacevoli effetti collaterali.

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Bibliografia Libri1, 234

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109 Commenti

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    • Alessio 2 luglio 2015
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